Abbiamo già accennato ai Flower Kings nella prima puntata di questa rubrica, dedicata al loro fondatore Roine StoltOggi li conosceremo meglio.

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La band nasce in Svezia originariamente come gruppo di Stolt per produrre il suo terzo album solista denominato appunto The Flower King. Il disco viene registrato nella seconda metà del 1993 e vede Stolt alla voce, chitarra, basso e tastiere, Jaime Salazar alla batteria, e Hasse Fröberg alla voce.

In vista dei concerti, viene chiamato Michael Stolt, fratello di Roine, al basso e Tomas Bodin alle tastiere. Il primo concerto si tiene nell’agosto del 1994 e riscuote un notevole successo;  i cinque decidono così di proseguire il progetto come band a tutti gli effetti, assumendo ufficialmente il nome fatidico di The Flower Kings scelto per il suo significato positivo e il suo riferimento all’era hippie degli anni ’60.

Nel dicembre dello stesso anno iniziano le registrazioni del loro primo album, Back in the World of Adventures concluso nel settembre 1995 e del quale ascoltiamo il brano omonimo:

Nel 1996 pubblicano il secondo album Retropolis, con l’inserimento di Hans Bruniusson alle percussioni e Ulf Wallander al sax. Anche di questo album ascoltiamo la title track tratta da questo live del 2011; notiamo qui la presenza del grande Jonas Reingold al basso, subentrato nel 2000 a Michael Stolt:

Con la medesima formazione nel 1997 pubblicano il doppio CD Stardust We Are, che comprende 20 brani. Dalla suite omonima ascoltiamo le parti 1-3 tratte da un live del 2013, nel quale è presente l’ottimo Zoltan Csörsz che nel 2002 ha sostituito Salazar alla batteria:

Il loro successivo quarto album del 1999 Flower Power, anch’esso doppio, contiene fra le altre la suite Garden of Dreams composta da quasi diciotto sezioni. Nel 2000 pubblicano invece  Space Revolver che segna, come abbiamo detto, l’ingresso di Reingold al basso. Ascoltiamo I Am The Sun, brano di apertura del disco:

Nei due anni seguenti vengono alla luce dapprima The Rainmaker, interamente composto da Stolt, a differenza dei precedenti che vedevano Bodin come autore di molti brani. Successivamente Unfold The Future viene pubblicato con la partecipazione del cantante Daniel Gildenlöw e l’ingresso del già citato Csörsz alla batteria.

Dopo un anno di pausa, nel 2004 pubblicano Adam & Eve, il loro ottavo album; nel 2006 arriva Paradox Hotel quarto album doppio della band, che vede alla batteria Marcus Liliequist al posto di Csörsz. Quest’ultimo ricompare però dietro le pelli nel successivo album. Ascoltiamo insieme la title track del disco:

Nel 2007 registrano The Sum Of No Evil dal quale vorrei farvi ascoltare la splendida ed emozionante One More Time: in essa gli evidenti richiami agli Yes si sposano ad una reinterpretazione personalissima del Prog classico e ad un testo delicatissimo (È questo il momento della grande delusione, della guerra e delle lotte senza fine?)

L’anno successivo Erik Hammarström sostituisce definitivamente Zoltan Csörsz alla batteria e Ola Heden si unisce al gruppo alle tastiere, alla chitarra e alla voce. Con questa formazione il gruppo inizia un tour che culmina con la partecipazione all’Ecco Prog Fest a Mosca, dove aprono il concerto.

A questo punto la band si concede una pausa di riflessione di ben quattro anni. Stolt sentiva infatti che la band iniziava a perdere i propri riferimenti e cominciava a disperdere l’energia creativa iniziale.

Finalmente nel 2011 Stolt sentì che era tornato l’entusiasmo negli altri membri di suonare insieme. Il gruppo tornò quindi a lavorare sul nuovo materiale portato da Roine. Con l’arrivo del batterista tedesco Felix Lehrmann nasce Banks of Eden, l’undicesimo album del gruppo; il disco è pubblicato nel giugno 2012 e registrato con tecniche e stili di registrazione analogici. Ascoltiamo qui For The Love Of Gold, seconda traccia del disco:

L’anno successivo l’inesauribile vena creativa di Roine Stolt porta alla creazione di Desolation Rose, dodicesimo album del gruppo. Questo disco raggiunge il 35mo posto nella prestigiosa Top Heatseekers chart e qui ascoltiamo il video ufficiale completo dei testi del brano omonimo:

Seguono pubblicazioni di live album, cofanetti e raccolte; nel 2018 i Flower Kings pubblicano il loro lavoro più recente, Manifesto Of An Alchemist, dal quale ascoltiamo High Road. Per onor di cronaca notiamo l’assenza in questo album di Tomas Bodin, ragion per cui lo stesso è accreditato a “Roine Stolt’s The Flower King” e non semplicemente alla band.

I Flower Kings sono una delle più prolifiche band del nuovo Progressive Rock: hanno infatti pubblicato circa venti ore di musica distribuite nei tredici (o dodici se escludiamo l’ultimo) album in studio. La loro musica è simile ai primi gruppi sinfonici di Prog, contrassegnati da variazioni dinamiche, poliritmi, armonie vocali, testi fantasiosi e lunghe suite. Tuttavia la band svedese, pur con evidenti influenze Yes , King Crimson , Gentle Giant e Genesis, si è rivelata come una più creative del nuovo Prog; ha saputo unire alla tradizione “classica” decise influenze Jazz, Fusion e Blues e i testi quasi sempre sorridono all’ascoltatore, trasmettendo valori di amore, pace e spiritualità. Possiamo quindi concludere sostenendo, senza dubbio, che la band è una delle più influenti realtà del Prog attuale. Vi invitiamo quindi ad approfondirne la conoscenza, andando oltre l’ascolto dei semplici esempi contenuti in questo articolo.

Vi salutiamo e vi diamo appuntamento per la prossima settimana con la sesta puntata della rubrica, dove commenteremo (recensione è una parola grossa!!!) una novità discografica: La Parte Mancante, il disco postumo del compianto Francesco Di Giacomo, cantante del Banco del Mutuo Soccorso.

Prog On!!!

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