Dopo la pausa estiva, riprendiamo la nostra rubrica dedicata al Prog contemporaneo. E qui già sento qualcuno che dirà che il grande e mai abbastanza compianto cantante del Banco, non è propriamente definibile come “contemporaneo”.

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Ma è proprio questo il punto: il nuovo disco di Francesco Di Giacomo, esce postumo ma non si tratta di una semplice raccolta di vecchi successi, bensì una coraggiosa operazione condotta da Paolo Sentinelli, tastierista, compositore, arrangiatore e produttore.

Dal 2004 fino alla scomparsa, Di Giacomo insieme a Sentinelli lavorò al suo progetto solista. Insieme composero vari brani, registrandoli in maniera “casalinga” fra il salotto e la cucina di Francesco. Paolo cucì addosso ai testi del cantante tutte le musiche, ma la scomparsa prematura di Francesco impedì il completamento dell’opera.

Successivamente Sentinelli recuperò le registrazioni della voce di Di Giacomo; dopo opportune operazioni di ripulitura ed equalizzazione (le registrazioni erano semplici demo) completò tutte le musiche ed arrangiamenti completando finalmente il tutto. Nasce così “La Parte Mancante“, dieci tracce inedite, con liriche struggenti e musiche in accordo con esse. Ciò che colpisce maggiormente è riascoltare la voce di Francesco in un disco di oggi, come in una sorta di corto circuito spazio-temporale, che riporta al presente ciò che pensavamo irrimediabilmente perduto.

La pubblicazione del disco, esclusivamente in vinile, avviene nel febbraio 2019 con distribuzione delle 6.000 copie stampate presso le edicole. Il successo è tale che in poche settimane è esaurito, tanto che il  mese successivo ne vengono ristampate altre 3.000 copie.

Il disco

La copertina, prevalentemente rossa, ritrae Francesco incappucciato con un’espressione sorpresa, quasi a farci da specchio alla meraviglia che abbiamo avuto nel vedere il suo disco, pubblicato cinque anni dopo la tragica scomparsa.

La copertina del disco

All’interno altre sue due belle foto e in ultima facciata sempre il suo ritratto, con aria sorniona e soddisfatta. All’interno un vinile di 180 grammi e un libretto di 12 pagine, con foto, testi tradotti in inglese e notizie.

Sulla busta che contiene il disco sono invece stampati tutti i testi in italiano.

Con non poca emozione lo mettiamo sul piatto e posiamo su di esso la puntina del giradischi, per ascoltare con la dovuta attenzione la prima traccia.

L’ascolto

Il disco si apre con “In Quest’Aria“, con un preludio di piano ed un pad di synth in sottofondo. Risentire improvvisamente la voce di Francesco in un inedito ha un effetto strano: un lieve brivido percorre le braccia, ma poi quasi subito ci si abitua e ci si lascia accarezzare nuovamente dal suo canto.

Con il secondo brano (Il Senso Giusto) entra in scena la ritmica, seppur sempre con ritmo lento; una bella ballad di sapore quasi cantautorale.

Emullà, la terza traccia, irrompe nella stanza prepotentemente e sembra di tornare indietro ai tempi di Darwin!  il secondo album del Banco del Mutuo Soccorso. In alcuni punti mi sembra addirittura di ascoltare Pierluigi Calderoni alla batteria e Gianni Nocenzi al piano. Il testo, pur parlando di una scimmia capobranco, forse della stessa epoca di 750.000 anni fa l’amore (…uno scimmione senza ragione…?) è cantato invece con la stessa intenzione (e con timbri simili) de La Città Sottile del successivo Io sono Nato Libero. Nel complesso un bel brano, piuttosto originale nonostante gli evidenti richiami al passato.

Il quarto brano, Luoghi Comuni, ha verso la fine alcune soluzioni interessanti, ma la scelta ritmica personalmente mi ha lasciato un po’ perplesso, specialmente per la timbrica della batteria, incalzante ma un po’ troppo disco per i miei gusti

Il breve 4 Parti chiude la prima facciata con un testo parlato composto da due soli righi. Emozionante.

Girando il disco sul piatto (…quanto mi piace farlo, ragazzi!) incontriamo subito “Insolito“, un classico lento dal testo bellissimo; è un brano che sembra uscito direttamente da Sanremo e certamente lì non sfigurerebbe affatto. Però per me è un po’ troppo Pop italiano.

Ed eccoci giunti alla title track del disco: niente batteria, piano e orchestra, bella e struggente (come quasi tutti i testi del disco) in alcuni momenti veramente da brivido.

Lo Stato Delle Cose si apre con una melodia calma che fa da bel contrasto al testo aspro contro il potere. Nel chorus , le chitarre arrabbiate e ritmica pesante, di sapore vagamente “Modà”, non convincono invece del tutto.

Il penultimo brano, Quanto Mi Costa , è tutto recitato e crea una bella atmosfera di tensione, con effettistica piacevole.

Il disco si conclude con In Favore Del Vento, con un’intro di piano seguito dall’orchestra e successivamente con la ritmica in crescendo e con un coro, per spegnersi gradualmente poi sulle note del pianoforte.

Conclusioni

Devo essere pienamente sincero: non tutto mi ha convinto di questo lavoro. Sicuramente non si può definire propriamente “Prog” nel senso stretto del termine; manca infatti un certo gusto della ricerca e della sperimentazione, tranne in alcuni momenti come in Emullà sicuramente il mio brano preferito.

Ciò non vuol dire che non sia un bel disco! I testi sono comunque molto profondi e intensi e alcuni brani davvero emozionanti. Quel che si può rimproverare è invece che alcune soluzioni musicali non sono originalissime, avendo preferito la via più facile della ballata o del Pop.

Ma altrettanto certamente lo si può definire un ottimo album cantautorale, dove la musica è al servigio della voce e delle liriche di Francesco. Comunque da comprare (se riuscite ancora a trovarlo) perché l’emozione più forte è risentire nella stanza il suo canto.

© 2019, Associazione Musicale Prog On. Riproduzione riservata.

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