…OVVERO LA PRIMA VOLTA DI UNA GIORNALISTA MUSICALE MAINSTREAM A UNA TRE GIORNI DI ROCK PROGRESSIVO…

Alberto Temporelli, Patron del Festival (Photo by Enrico Rolandi)

Terza puntata

Inizialmente il secondo giorno del 2Days Prog + 1 Festival di Veruno, sabato 7 settembre – lo dico con totale sincerità – io non ci dovevo essere. Un po’ di impegni presi in precedenza, la titubanza dei miei compagni di viaggio, non solo leccesi… Non ve la faccio lunga, fino a poche ore prima eravamo più propensi a non presentarci. Poi, la notizia: i King’s X danno forfait perché hanno annullato il tour europeo per motivi familiari, e anche Bjørn Riis, nella line-up della serata, non ci sarà. Ed è qui che si vede l’efficienza reale della tanto decantata macchina organizzativa del festival, guidata sapientemente da Alberto Temporelli (che vedremo sempre presente nel corso delle tre serate, in sella alla sua bicicletta, a supervisionare il perfetto svolgimento della creatura festivaliera, e di cui ammireremo la grande umiltà nell’esserci senza voler a tutti i costi apparire. Chapeau!).

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Alberto Temporelli con Octavia Brown, presentatrice del Festival
(Photo by Enrico Rolandi)

In men che non si dica si trovano i sostituti. Sul palco insieme ai già annunciati Arcadelt e Verbal Delirium ci sono la superband Excalibur, che presenta per la prima volta in Italia “The Alan Simon Celtic Rock Opera”, con special guests, e – in un impeto di pura trasgressione dalle regole del 2Days Prog che spiegheremo tra poco – i francesi Lazuli. Insomma, anche questa una serata sulla carta imperdibile, ci mettiamo in macchina e trascorriamo il sabato sera a Veruno.

Arcadelt

La serata comincia con l’esibizione degli Arcadelt, formatisi a Roma nei primi anni ’90, cinque ragazzi cresciuti a pane e prog.

Pierfrancesco Drago degli Arcadelt
(Photo by Enrico Rolandi)

Il loro sound è tutto melodie fiabesche, ispirate ai Genesis (su loro stessa ammissione) con la voce quasi recitativa di Pierfrancesco Drago. Quest’ultimo sul palco crea una vera performance teatrale insieme a Fabrizio Verzaschi (chitarre), Giacomo Vitullo (tastiere), Fabio Cifani (basso), Sandro Piras (batteria).   Ad applaudirli, in prima fila, un pubblico su cui spiccano su tutti un “nonno prog”, che si diverte a muoversi a ritmo su tutte le canzoni, e un frate scatenato: entrambi sono apprezzatissimi (e molto noti tra i veterani del festival).

Verbal Delirium

Verbal Delirium (Photo by Enrico Rolandi)

È poi il turno dei Verbal Delirium, greci, al loro esordio in Italia. Un’esibizione che si può ben dividere in due parti, una prima più lenta e che gioca sulle armonie, e una seconda molto più energica, ricca di psichedelie cupe, con tracce di elettronica. Convincente il leader, Jargon, che oltre a cantare suona le tastiere.

Prima di continuare con la musica è tempo di riempire lo stomaco (stasera si provano le braciole)! Serviti come sempre ai tavoli dalla simpatia e professionalità dei ragazzini della Società Filarmonica Verunese, alcuni piccolissimi, è ammirevole vedere come siano svelti e precisi nel ritirare scontrini e tornare carichi di acqua, vino, carne, polenta, pizze, memorizzando dove è seduto ciascuno di noi e non sbagliando un colpo.

Lazuli

Finito di mangiare, si passa alla trasgressione. Già, perché sul palco arriva la prima delle due “sostituzioni”, i Lazuli, capaci di infrangere quell’unica regola del 2Days Prog + 1 Festival che vuole che una band che ha già suonato non ritorni più a esibirsi.

Lazuli
(Photo by Enrico Rolandi)

I francesi Lazuli a Veruno ci sono già stati, ma bastano poche note per capire il motivo della loro “richiamata alle armi”! La loro musica è travolgente, unisce il prog con la world music e l’elettronica, utilizza strumenti inusuali come la marimba, le percussioni, il corno francese.

Ma soprattutto quella dei Lazuli è una storia di resilienza, parola oggi tanto sdoganata, ma che è l’unica adatta a raccontare la storia di Claude Leonetti, fondatore della band insieme al fratello Dominique.

Claude Leonetti con il suo Léode
(Photo by Enrico Rolandi)

Nel 1986 Claude ha perso l’uso del braccio sinistro in un incidente motociclistico. Ma l’amore per la musica ha vinto su tutto, e l’ha spinto a costruirsi da solo il Léode, uno straordinario strumento musicale che ricorda il manico di una chitarra, ma che porta con sé parti di un sintetizzatore, così da poter continuare a suonare. Ed è meraviglioso vedere cosa “combinano” sul palco questi cinque ragazzi: potenza vocale, ritmi indiavolati, melodie orecchiabili, assoli stratosferici: il pubblico è letteralmente in visibilio. Il finale, credetemi, è difficile da raccontare a parole. In “9 Hands around the marimba”, tutti insieme percuotono lo strumento, in perfetta sincronia (difficilissimo anche perché sono uno di fronte all’altro e suonano con le mani “a specchio”),

Lazuli suonano a nove mani la marimba
(Photo by Enrico Rolandi)

e portano in scena canzoni famosissime, dai Beatles alla recente “Somebody that I used to know” di Gotye ft. Kimbra. Da standing ovation.

Alan Simon’s Excalibur

Il gran finale è tutto per la superband Excalibur di Alan Simon, che propone un vero e proprio show a sé stante. Basta elencare i nomi delle special guests per capire di cosa stiamo parlando: Michael Sadler (Saga), Richard Palmer (King Crimson), Jacqui Mac Shee (Pentangle), Roberto Tiranti (Labyrinth), Alan Simon (Excalibur), Kohann (Skilda), ed è da applausi il fatto che siano riusciti a organizzarsi con così poco preavviso per essere sul palco, pur venendo da diverse parti del mondo. La loro opera rock appassiona chi ama le melodie celtiche, vero fil-rouge di tutta la performance. La presentazione è affidata a Lisa Wetton, vedova di John Wetton, cantante originale del progetto live e che, purtroppo, dovette farsi sostituire da Michael Sadler quando si ammalò. Emozioni forti, commozione ed applausi scroscianti accompagnano la sua apparizione sul palco, peraltro non programmata poichè Lisa è casualmente presente a Veruno.

Alan Simon’s Excalibur
(Photo by Enrico Rolandi)

Un’esibizione maestosa, complici costumi e strumenti che la fanno sembrare quasi un musical. Roberto Tiranti, nostrano, introduce man mano le guest star, Alan Simon pensa alla chitarra acustica e ai flauti, e la splendida violinista Zita Petho accompagna le entrate e le uscite (e cattura gli sguardi di gran parte della platea, specialmente maschile, con la sua bellezza).

Zita Petho (Excalibur)
(Photo by Enrico Rolandi)

Scaletta forse un tantino lunga, infatti non ci sono bis, ma il finale con “In the court of the Crimson King” lascia davvero i brividi per la sua intensità, ancora di più per la presenza di Palmer. Una serata davvero ricca di emozioni, che il destino ha voluto farci vivere inaspettatamente.

Excalibur
(Photo by Enrico Rolandi)

Andiamo via da Veruno a notte fonda in un’atmosfera quasi surreale, con la pioggia che inizia a cadere sempre più fitta, soddisfatti e felici, pronti per la finalissima della sera dopo.

Ma quella ve la racconto nella prossima puntata…

© 2019, Associazione Musicale Prog On. Riproduzione riservata.

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