Nasce a Leicester, in Inghilterra, Jonathan Douglas Lord detto “Jon”, pianista, organista e compositore inglese. Legherà la sua fama allo storico gruppo dei Deep Purple, di cui sarà membro fondatore assieme a Ritchie Blackmore. Rivoluzionerà l’utilizzo dell’organo Hammond, diventando uno dei tastieristi più apprezzati ed influenti della storia del rock.

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Inizierà da ragazzo, studiando l’organo sotto la direzione del concertista classico della BBC Frederick Alt e riuscendo a soli 17 a superare gli esami di ammissione al Royal College of Music. Oltre alla musica classica, Jon Lord sarà anche attratto dal Blues e, a metà degli anni Sessanta, entrerà negli Artwoods, un gruppo bianco di Rhythm and Blues capitanato da Arthur Wood. Purtroppo i risultati commerciali rimarranno insignificanti, nonostante la pubblicazione di alcuni singoli e dell’album Art Gallery nel 1966.

Dalle ceneri degli Artwoods (che nell’ultimo periodo vedranno affacciarsi in formazione anche il fratello minore di Arthur, Ron Wood) nasceranno altre formazioni più effimere, come i St.Valentine’s Day Massacre, i Santa Barbara Machine Head e i Flowerpot Men. Grazie a Chris Curtis, batterista dei Flowerpot Men, Jon entrerà in contatto con Tony Edwards, un giovane ed ambizioso manager che, con il sostegno del suo amico pubblicitario John Coletta avrà in mente di finanziare un progetto per la creazione di un supergruppo. Lord coinvolgerà subito il chitarrista Ritchie Blackmore, già noto per la sua fama crescente, oltre al bassista Nick Simper, già nei Flowerpot Men. Il cantante Rod Evans ed il batterista Ian Paice, entrambi provenienti dai Maze, completeranno la formazione nei primi mesi del 1968.

Nasceranno così i Deep Purple che, inizialmente chiamati “Roundabout”, assumeranno la denominazione definitiva su proposta di Blackmore. Con la prima formazione, i Deep Purple incideranno tre album, tra il 1968 ed il 1969, raggiungendo un notevole successo soprattutto in America, grazie al singolo Hush, cover di Joe South. In questo periodo il leader indiscusso sarà Jon Lord, il quale opererà i primi tentativi di inserimento di citazioni classiche all’interno di una struttura musicale rock.

Nell’estate del 1969 i Deep Purple cambieranno formazione: Evans e Simper, non ritenuti adatti a seguire il nuovo corso tendente maggiormente all’hard rock, verranno rimpiazzati da Ian Gillan e Roger Glover, provenienti entrambi dagli Episode Six. I Deep Purple Mark II cominceranno subito a preparare nuovo materiale.

Il primo progetto da realizzare sarà però il Concerto for Group and Orchestra, un ambizioso esperimento di Jon Lord in cui contrapporre in senso antagonistico l’azione del gruppo rispetto ad un’Orchestra. La composizione ad opera di Lord sarà articolata in tre movimenti e segnerà l’inizio di una serie di esperimenti analoghi, alcuni dei quali riusciti. Il Concerto andrà in scena il 24 settembre del 1969 alla Royal Albert Hall con l’Orchestra della Royal Philarmonic diretta da Malcolm Arnold.

Il gruppo, dopo la realizzazione del Concerto, potrà concentrare le sue energie per la realizzazione del nuovo album in studio In Rock, pubblicato nel 1970, che può essere definito a buon titolo l’album definitivo di Hard Rock o la quintessenza del genere. L’organo Hammond di Lord, filtrato opportunamente attraverso un amplificatore Marshall per ottenere un suono duro e apocalittico, si cimenterà in dialoghi costanti con la chitarra dirompente di Blackmore in una serie di brani travolgenti. Un cenno a parte merita Child in Time, un lungo pezzo che contrappone ad un inizio melodico e ricco di pathos una sequenza strumentale mozzafiato.

I successivi lavori collocheranno la band nell’Olimpo delle star internazionali, soprattutto grazie all’album Machine Head del 1972 ed al fantastico doppio live Made in Japan che mostra tutta la straordinaria carica, l’estrema coesione e l’individuale elasticità strumentale delle esibizioni live del gruppo. Tensioni interne mineranno però l’unità del gruppo che, nell’estate del ’73, dopo aver realizzato l’album Who Do We Think We Are, rimpiazzerà Gillan e Glover, rispettivamente con David Coverdale e Glenn Hughes.

La band andrà avanti per circa tre anni realizzando altrettanti ottimi album, all’insegna di una maggior contaminazione tra l’hard rock e la matrice blues introdotta da Coverdale oltre a quella funky portata in dote da Hughes. L’ultimo album in studio prima dello scioglimento sarà l’eccellente “Come taste the band” nel 1975 con alla chitarra l’americano Tommy Bolin al posto del dimissionario Blackmore.

Nel frattempo Jon Lord realizzerà altri progetti solisti: nel 1971 la Gemini Suite, costruendo ciascun movimento attorno alle personalità musicali dei cinque membri dei Deep Purple. L’opera, commissionata dalla BBC, verrà rappresentata il 17 settembre del 1970 con la Light Music Society Orchestra. Quella che però verrà pubblicata su album sarà una parziale rielaborazione: in assenza di Gillan e Blackmore compariranno Tony Ashton ed Yvonne Elliman alle voci e Albert Lee alla chitarra. L’esperimento di fondere Rock e Classica porterà anche alla realizzazione di un Concerto nel 1974 a Monaco, denominato “Continuo on Bach and Windows“, con il compositore tedesco Eberhard Schoener. Più tardi ne verrà tratto un LP, intitolato “Windows” che vedrà la partecipazione dell’Orchestra da Camera di Monaco e di nomi prestigiosi quali Pete York (batteria), Glenn Hughes, David Coverdale e Tony Ashton (voci) e Ray Fenwick (chitarra).

Accanto alle scritture colte, Jon continuerà a coltivare una intensa passione per il Rhythm and Blues che lui stesso aveva vissuto in prima persona con gli Artwoods. Testimonianza ineccepibile di ciò sarà l’album First of the Big Bands inciso in collaborazione con il cantante pianista Tony Ashton. Il disco, completato nel 1974, coinvolgerà altri musicisti che per motivi contrattuali non verranno citati nei crediti, ma appare sicura la partecipazione di Ron Wood, Peter Frampton e Cozy Powell.

Nel gennaio del 1975, Lord tornerà a lavorare con un’Orchestra sinfonica, ideando il suo quarto album solista Sarabande, insieme a Mark Nauseef (percussioni), Pete York (batteria), Paul Karass (basso) ed Andy Summers (chitarra), ancora lontano dalla celebrità che acquisirà con i Police. Jon si rivelerà ancora una volta maestro nell’uso dell’Orchestra, non come un effetto a sè stante, ma quale voce inserita all’interno di un contesto generale. Si può affermare con sicurezza che la suite è la migliore pagina orchestrale di Lord, il traguardo conclusivo di un geniale processo di maturazione.

Dopo lo scioglimento dei Deep Purple il tastierista non si perderà d’animo e tornerà immediatamente in studio con Tony Ashton e Ian Paice. La band produrrà uno splendido album, Malice in Wonderland, a nome P.A.L. (Paice Ashton Lord) diretta continuazione di First of the Big Bands. Gli altri musicisti coinvolti nel progetto saranno Bernie Marsden alla chitarra e Paul Martinez al basso. Purtroppo il progetto, discostandosi troppo dallo stile Purple, non muoverà grossi entusiasmi soprattutto tra i fans di vecchia data.

A sorpresa, Jon entrerà di lì a poco negli Whitesnake, il gruppo di David Coverdale, raggiunto un paio d’anni dopo dall’amico Ian Paice. Nonostante le dichiarazioni di facciata, la sua permanenza nei Whitesnake (dal 1978 al 1984) non sarà particolarmente valorizzata. Il suo contributo compositivo e musicale si rivelerà irrilevante, anche a causa della formula della doppia chitarra, limitandosi ad una semplice azione di supporto.

Nel 1982 Jon realizzerà invece l’ennesimo capolavoro: Before I Forget. Si tratta di un’opera geniale, una somma di ricordi e frammenti di vita ricomposti in un unico specchio magico. Il singolo Bach Onto This mostra chiaramente la sua “schizofrenica” personalità musicale, sempre in equilibrio tra il rock e la musica classica.

Nel 1984 prenderà parte alla Reunion dei Deep Purple nella formazione storica del Mark II con l’album Perfect Strangers.

Rimarrà nei Purple fino al 2003, dopo vari cambi di formazione e sette album in studio, verrà poi rimpiazzato da Don Airey. I suoi ultimi lavori solisti saranno Pictured Within nel 1999 e Beyond the Notes nel 2004, un altro lavoro di stampo classico ed orchestrale. Contemporaneamente prenderà parte ad un progetto Blues denominato Hoochie Coochie Man con i quali produrrà 2 lavori, nel 2004 e nel 2007.

Morirà il 16 luglio del 2012 all’età di 71 anni di embolia polmonare, dopo una lunga lotta per un tumore al pancreas.

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