Viene pubblicato “Imagine”, il sesto album di John Lennon.

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E’ il disco più famoso del Lennon solista, probabilmente grazie all’impatto dell’omonimo brano, considerato una delle canzoni più amate e conosciute del XX secolo.

Le registrazioni dell’album, effettuate con la produzione di Phil Spector, vedono la partecipazione, tra gli altri, di George Harrison, Klaus Voormann, Nicky Hopkins, Alan White e Jim Keltner.

John lo aveva realizzato nello studio privato all’interno della sua residenza “Ascot” di Tittenhurst Park, prima di lasciare l’Inghilterra.

John e Yoko infatti, subito dopo l’estate del ’71, lasciarono il paese per trasferirisi a New York, inizialmente per ritrovare la giovane figlia di Yoko, Kyoko, che era scomparsa insieme al padre Anthony Cox (il precedente marito di Yoko).

Un altro motivo però che spingeva John a lasciare l’Inghilterra era la costante ricerca di nuovi stimoli che la vita newyorkese sembrava potergli offrire.

Come il precedente “Plastic Ono Band”, “Imagine” è un disco di confessione: più melodico e fruibile in superficie, più amaro, inquieto ed insicuro in profondità.

Allo stesso tempo però Imagine, dopo l’integralismo di Plastic Ono Band, è un disco commerciale nel senso convenzionale della parola. Ci sono cinque canzoni per ogni lato del disco: pop music classica, molto differente da quello che aveva fatto Lennon negli ultimi anni.

Questo cambiamento di direzione sembrava suggerito da Allen Klein, benché la collaborazione di Phil Spector come co-produttore potrebbe essere considerata importante.

John aveva comunque tutte le responsabilità e l’indirizzo commerciale di Imagine era quindi dovuto a lui. Anche se non lo avrebbe mai ammesso era probabilmente d’accordo con Klein ed era preoccupato della diminuzione delle vendite.

Il brano “Imagine” condensa la filosofia politica di Lennon – l’irraggiungibile utopia – meglio di qualsiasi altra canzone da lui scritta.

Il suo semplice tono umanitario è perfettamente trasmesso. Questa canzone è un classico. Quando fu incisa su singolo in America (11 ottobre 1971) dalla Capitol ebbe un certo successo, piazzandosi fino al terzo posto nelle classifiche.

E’ notevole, tuttavia, notare come, sistemandosi in America, Lennon abbia perso presto il contatto con l’inghilterra: la EMI produsse Imagine come 45 giri solo nel 1975 e Lennon rimase perplesso quando scoprì che non era mai stato prodotto prima.

Un altro pezzo notevole dell’album è “Jealous Guy” (risalente in realtà al periodo trascorso in India dai Beatles con in origine il titolo provvisorio di “Child of Nature”), canzone eccezionale per via della sua commovente onestà; evidentemente una canzone per scusarsi con Yoko, molto emozionante.

Fra le qualità più evidenti di Imagine vi è anche l’assiduità degli attacchi contro Paul McCartney.

“How do you sleep” focalizza l’attenzione, in quanto sarcastico ed impudico attacco a Paul, nell’album del quale, “Ram”, John aveva scoperto certe allusioni ostili verso la propria persona.

Ad ogni modo, Lennon meditava vendetta e la attuò senza ambiguità:

“The only thing you’ve done was Yesterday, and since you’ve gone you’re just Another day” (L’unica cosa che hai fatto l’hai fatta ieri e da quando te ne sei andato, non sei più nessuno).

Il pezzo inizia con i suoni di accordatura di un’orchestra (come quelli utilizzati per l’inizio di Sgt. Pepper) così la canzone prendeva di mira sia la storia intera del gruppo che Paul individualmente.

John scrisse anche:

“Questi tipi avevano ragione quando dicevano che eri morto”

(riferendosi quindi ai fautori della leggenda della presunta morte di McCartney).

Da segnalare in ogni caso il valore musicale della canzone, con un raffinatissimo solo di Harrison alla slide guitar in bella evidenza.

Come al solito quando Lennon aveva il desiderio di fare qualcosa, la faceva con piacere sfrenato.

Oltre a “How do you sleep” c’era anche un altro pezzo davvero cattivo, intitolato “Crippled inside”, che si riferiva senz’altro a Paul in particolare e a gran parte dell’umanità.

L’arrangiamento della canzone era strano: cantato con un’andatura allegra su di un ritmo vivace, mascherava completamente l’aggressività delle parole (questo tipo di accompagnamento era usato, in modo molto più appropriato, anche in “Oh, Yoko!”, una delle migliori canzoni del disco).

L’atto finale dell’attacco contro il suo compagno di una volta è rappresentato poi da una cartolina, all’interno dell’album, che raffigura Lennon nell’intento di afferrare un maiale per le orecchie.

Era questa una satira approssimativa ed inutile della copertina di Ram (che raffigura Paul mentre afferra un montone per le corna); l’immagine di quest’ultima è così puerile che non c’era alcun bisogno di farne una parodia.

Delle altre canzoni di Imagine, “How” avrebbe potuto facilmente essere dell’album precedente e un’altra, “It’so so Hard”, era chiaramente dettata dall’auto compassione.

C’erano anche un paio di canzoni semi-politiche, “I Don’t Want to be a Soldier” non molto interessante e “Gimme Some Truth”, eccellente. Quest’ultima era un avanzo dell’epoca Beatles e più esattamente delle sessions di “Get Back” e dimostrava la cupa intelligenza di Lennon, questa volta utilizzata a buon fine.

In definitiva anche se il disco è meno spontaneo del precedente è però la miglior raccolta di canzoni realizzata da Lennon in tutta la carriera solista, avendo anche ottenuto un ottimo successo commerciale grazie al primo posto nelle classifiche di vendita sia in Europa che negli Stati Uniti.

© 2019, Associazione Musicale Prog On. Riproduzione riservata.

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