Muore a Cambridge Roger Keith detto “Syd” Barrett, membro fondatore dei Pink Floyd ed uno dei personaggi più iconici, stravaganti e leggendari del rock inglese.

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Da ragazzo i suoi interessi principali erano la storia dell’arte, la pittura e la musica pop. L’incontro con Waters, di cui era stato compagno ai tempi della Cambridge High School for Boys, si rivelerà determinante per entrambi.

A Highgate, dove Waters viveva in un locale ammobiliato, i due passavano le nottate a suonare la chitarra: rifacevano i brani degli Stones, qualche classico rhythm ‘n blues e scrivevano materiale proprio.

Le canzoni di Barrett dell’epoca mostravano già in forma embrionale quello che sarebbe stato il suo stile.

A quindici anni Syd comprò la sua prima chitarra elettrica e cominciò a suonare in un gruppo chiamato “Geoff Mott & the Mottoes” con il quale si esibiva nei parties studenteschi a Cambridge e dintorni.

In questo periodo studiava la chitarra con l’amico David Gilmour, durante gli intervalli per il pranzo delle lezioni al Technical College. David era tecnicamente più avanti e gli insegnò qualche trucco, come la tecnica slide e l’utilizzo dell’echo box.

Nel 1965 si aggregò al gruppo degli Abdabs (che nel tempo avevano assunto differenti denominazioni come Sigma 6, T-Set, Screaming Abdabs, Architectural Abdabs, Meggadeaths) costituito, oltre a Waters, da Nick Mason alla batteria, Richard Wright all’organo e Bob Close alla chitarra.

Il gruppo tornò in scena verso la fine del ’65 con un nuovo nome: dapprima Pink Floyd Sound, poi semplicemente ridotto a Pink Floyd. Lo aveva coniato Syd Barrett mediante l’unione dei nomi “Pink Anderson” e “Floyd Council” due semisconosciuti bluesman della Georgia di cui possedeva un disco.

Bob Close gettò la spugna dopo qualche settimana: il suo interesse per il blues e il jazz era distante dall’impostazione che stava intraprendendo il gruppo, sotto l’influenza di Barrett.

Syd era il più attento a cogliere il vento nuovo che soffiava in Inghilterra e le correnti psichedeliche provenienti da oltreoceano. Infatti nel 1966, l’anno del movimento psichedelico, i Pink Floyd a Londra divennero i principali esponenti della scena underground. Suonavano già “Interstellar Overdrive” ma la facevano ogni sera in modo diverso, trasgredendo la partitura secondo l’intuizione del momento.

I Floyd lavoravano comunque ad un progetto autonomo, stavano abbandonando progressivamente i classici del rhythm ‘n blues e Barrett componeva molto materiale stimolato ogni giorno dagli avvenimenti che solcavano la scena underground londinese.

Erano infatti il gruppo del “movimento” e agli appuntamenti della Londra “alternativa” non mancavano mai. Come in occasione del lancio della prima rivista underground inglese “IT” (International Times) il 15 ottobre 1966 alla Roundhouse di Chalk Farm, davanti ad almeno 2.500 persone. Salirono sul palco i Soft Machine e a mezzanotte attaccarono i Floyd con brani di Bo Diddley e Chuck Berry ma soprattutto con i brani di Syd.

Verso la fine del ’66 venne inaugurato anche l’UFO Club che divenne subito il centro della scena underground, il punto di aggregazione del dissenso creativo giovanile. I Floyd vi suonarono una ventina di volte.

Con l’intento di incidere dei nastri da far ascoltare alle grosse compagnie discografiche per attirare l’attenzione, alla fine di febbraio del 1967, avevano registrato, con l’ausilio del produttore Joe Boyd, quello che sarebbe diventato il loro primo singolo: “Arnold Layne“.

Il brano narrava di un travestito che rubava della biancheria femminile: probabilmente ispirato ad una vicenda realmente accaduta quando Roger e Syd erano adolescenti a Cambridge.

Ottenuto un contratto discografico con la EMI, il singolo uscì sul mercato a marzo ed andò al n.20 delle classifiche di Record Mirror.

Il lato B, “Candy and a currant bun” subì invece una censura preventiva da parte della EMI: il titolo originale era “Let’s roll another one” (dove quello da rollare era uno spinello) e i Floyd furono costretti a modificarlo cambiando tutte le parole del testo.

In quel periodo Syd Barrett componeva a ritmo frenetico. A metà aprile del ’67 avevano registrato, sotto la supervisione del nuovo produttore Norman Smith, metà dei pezzi destinati al loro primo album.

Venne registrata nel frattempo una nuova composizione di Barrett: “See Emily Play” che comparve come secondo singolo del gruppo il 16 giugno andando di colpo al n.5 delle charts inglesi e fruttando al gruppo un’apparizione in Tv nel programma Top of the Pops.

Il primo LP “The Piper at the Gates of Dawn” uscì il 5 agosto e fu accolto molto favorevolmente, tanto da arrivare in poche settimane al sesto posto nelle classifiche inglesi.

Barrett aveva preso quel titolo dalla novella “Wind in the Willows” di Kenneth Graham ed aveva composto sette degli undici brani del disco.

Il disco è generalmente considerato come uno dei migliori esordi della storia del rock e contiene una serie di piccoli episodi poetici e stravaganti oltre ad ardite sperimentazioni sonore e psichedeliche.

Solo il produttore Norman Smith, che mal sopportava le bizzarrie di Syd in studio, si è chiesto spesso come abbia fatto il gruppo a terminare l’album. Alcuni fan del gruppo rimarcarono il fatto che i Floyd non avevano saputo ricreare appieno in studio l’atmosfera che sapevano creare “on stage”.

Dopo due singoli ed un album accolti piuttosto bene da critica e pubblico sembrava che per i Pink Floyd fosse ormai tutto facile, ma il gruppo si stava gradualmente distaccando dagli ambienti della controcultura ed allo stesso tempo stava vedendo il suo leader Syd comportarsi in modo sempre più strano.

In effetti Barrett era sempre più coinvolto nelle esperienze lisergiche. Prendeva LSD in dosi molto forti, alternandolo a “Mandrax” e “Valium”. Sembrava non interessarsi più alla musica ed al gruppo e componeva sempre più raramente. Passava molto tempo chiuso in casa ed anziché suonare dipingeva ma soprattutto esplorava se stesso, il suo cervello, il suo spazio interiore e lo strumento era l’LSD.

Le perplessità furono confermate dalla disastrosa tournée negli States, in ottobre. In alcune occasioni Barrett si presentò completamente fatto, incapace di reggersi in piedi, mentre in altre restò muto, impassibile, durante le interviste.

L’insuccesso dell’ultimo singolo “Apples and Oranges” e la perdurante inaffidabilità di Barrett, convinsero il gruppo ad affiancargli un nuovo chitarrista. David Gilmour, in poche settimane, sostituì completamente Barrett.

Nel successivo album “Saucerful of Secrets” è comunque presente un contributo di Barrett con la sua composizione “Jugband Blues” oltre a delle tracce di chitarra registrate su altri due brani.

Syd dopo un periodo di oblio e stravaganze ritornò a comporre nuovi brani. Grazie all’interessamento di Malcolm Jones, il dirigente dell’etichetta Harvest, nella primavera del 1969 riuscì a coinvolgere i musicisti dei Soft Machine e i vecchi compagni Waters e Gilmour per le registrazioni del suo primo album da solista.

Il disco che uscì l’anno successivo con il titolo “The Madcap Laughs“, nonostante la lavorazione difficoltosa, si rivelò un piccolo capolavoro, grazie anche al duro lavoro di postproduzione di Gilmour, con delicati momenti acustici e poetici.

Incoraggiato dal buon esordio solista, Barrett ritornò in studio nei primi mesi del 1970 con Gilmour e Richard Wright per produrre il suo secondo album. Le sessions si svolsero in maniera più efficiente e meno dispersiva rispetto al disco precedente.

Lo stesso Barrett disegnò la copertina; il dipinto raffigurava degli insetti e risaliva al periodo in cui era studente a Cambridge.

L’album chiamato semplicemente “Barrett” uscì a novembre del 1970 ma riscosse meno interesse rispetto al precedente e fallì l’entrata in classifica.

Un Barrett sfiduciato ed annoiato lasciò quindi Londra e si rifugiò nella sua Cambridge dove decise di abbandonare definitivamente la carriera musicale.

Tracce inedite per un terzo album mai prodotto apparirono successivamente nella raccolta “Opel”, pubblicata nel 1988. Syd si rifece vivo con gli ex compagni nel 1975, a sorpresa, durante le lavorazioni di Wish you were here negli studi di Abbey Road. Quasi irriconoscibile, comparse durante il missaggio di “Shine On You Crazy Diamond“, brano a lui dedicato.

Da allora di Syd Barrett si sono perse le tracce. Ha continuato a rimanere nella casa della madre a Cambridge conducendo vita ritirata fino alla morte, causata da un tumore al pancreas.

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