I Queen pubblicano Innuendo, l’ultimo album con Freddie Mercury in vita.

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Viene considerato il canto del cigno di Freddie, il suo atto testamentario, un album stupendo, variegato, di alto spessore compositivo dove, nonostante la malattia, il cantante raggiunge una delle sue massime interpretazioni. Viene composto subito dopo la pubblicazione del precedente The Miracle, per permettere a Freddie, secondo le sue volontà, di lasciare quanta più musica possibile prima che la morte lo raggiunga. Tutte le canzoni vengono attribuite a tutti i componenti della band, come per il disco precedente, grazie a un’unione più consolidata tra i quattro, avvicinati dalla malattia di Freddie e abbandonando ogni discussione sull’attribuzione di ogni brano.

I Queen durante le riprese del video “I’m Going Slightly Mad”. Da sinistra: Brian May (chitarra, tastiere e cori), John Deacon (basso), Roger Taylor (batteria e cori), Freddie Mercury (voce e tastiere)

Il disco si apre con il singolo omonimo, un brano ricco di contaminazioni, di vari generi, dall’Hard Rock al Progressive Rock, con un intermezzo di flamenco e Opera Rock, per una durata di 6’30”, venendo considerata così la Bohemian Rhapsody degli anni Novanta. La base della canzone ha un andamento simile al Bolero, il quale dà lo spunto per lo sviluppo del brano. Nell’intermezzo viene aggiunto un assolo di flamenco eseguito da Steve Howe, chitarrista degli Yes, grande interprete sulla chitarra classica, presente in quel periodo negli stessi studi di registrazione e invitato da Brian. Il risultato finale è un capolavoro assoluto con cui i Queen riescono ad eguagliare l’apice creativo del loro brano più famoso, Bohemian Rhapsody appunto. Il videoclip, all’avanguardia per l’epoca, riprende varie immagini dal vivo dei quattro componenti ma rielaborati graficamente in quattro stili artistici diversi: Leonardo Da Vinci per Freddie, lo stile delle incisioni vittoriane per Brian, Jackson Pollock per Roger e Pablo Picasso per John.

Il secondo brano, nonché secondo singolo, è I’m Going Slightly Mad, un brano che sottolinea implicitamente la follia che Freddie sta attraversando a causa della malattia. Nel video viene sottolineata la pazzia, dove i quattro componenti agiscono in modi assurdi. Freddie è truccatissimo, un aspetto quasi dark, e la realizzazione in bianco e nero cerca di nascondere il suo aspetto emaciato.

Il terzo singolo, Headlong, viene concepito da Brian May per apparire nel suo album solista “Back To The Light” ma il chitarrista, poi, si convince ad inserirlo in “Innuendo” dopo che Freddie Mercury prova a cantarlo, dandogli, inutile dirlo, un’interpretazione magistrale. Anche in questo video, l’ultimo realizzato con Freddie a colori, impossibile non notare il suo aspetto scarno ma che, tuttavia, si diverte coi compagni nello studio di registrazione.

I Can’t Live with You è ancora un brano di puro Rock concepito da Brian per il suo album solista ma poi donato alla band. Il brano verrà poi remixato per la raccolta Queen Rocks del 1997.

Don’t Try So Hard è un brano drammatico, dove Freddie da sfoggio del suo “falsetto” in un’interpretazione da brividi.

Ride the Wild Wind, scritto da Roger Taylor, è quasi un sequel inconscio di I’m in Love With My Car (noto brano del capolavoro “A Night At The Opera”), il quale parla anch’esso di velocità, di auto, sua grande passione. Un brano cavalcante, il cui ritmo corre insieme al rombo delle auto da corsa.

All God’s People è inizialmente concepito da Mercury per il suo album solista di Opera Rock “Barcelona” insieme al pianista e compositore Mike Moran. Viene dapprima chiesto a Brian di registrare la parte di chitarra ma poi ottiene l’appoggio di tutta la band, diventando a tutti gli effetti un brano dei Queen.

Il quarto singolo estratto è These Are the Days of Our Lives. Scritto da Taylor, è uno dei brani più semplici dei Queen ma, emotivamente, uno dei più coinvolgenti. Ciò che più colpisce però è il video, nel quale c’è l’ultima apparizione del cantante. Girato anche questo in bianco e nero per nascondere il suo aspetto, Freddie appare palesemente affaticato, dimagrito e negli ultimi secondi in cui pronuncia la frase “I still love you” sembra salutare i suoi fan ormai rassegnato al suo destino.

Delilah è un brano che fa quasi tenerezza, in cui Freddie esterna tutto il suo amore per i gatti, Delilah tra tutti, il suo preferito. La particolarità che si nota del brano è la maestria di Brian nel riprodurre il miagolio con la sua Red Special.

Il successivo The Hitman è uno dei brani più duri mai scritti dai Queen. Pur sembrando un brano concepito dal chitarrista, l’idea iniziale è di Freddie e poi elaborato da Brian. Un brano potente, di enorme vigore che strizza l’occhio all’Heavy Metal.

La maestria di Brian tocca l’apice con il quasi strumentale Bijou. Nasce dalla collaborazione estemporanea tra Freddie e Brian, in cui, nella maggior parte del brano, la chitarra la fa da padrone e solo la parte centrale viene cantata da Mercury. May ha dichiarato esplicitamente di essersi ispirato al brano Where Were You di Jeff Beck. Un vero gioiello.

La conclusiva The Show Must Go On, nonostante sia stata scritta da Brian, sembra essere il testamento di Freddie in cui dichiara che, dopo la sua morte “lo spettacolo deve continuare”. Un brano suggestivo, interpretato magistralmente da Freddie e la sua enorme potenza vocale, il cui patos rende il brano emotivamente coinvolgente. È l’ultimo singolo estratto dall’album, pubblicato appena un mese prima della morte di Mercury.

 

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