Vincent Furnier, questo nome probabilmente non dirà nulla a molti di voi, perché il personaggio in questione è meglio conosciuto in tutto il mondo col nome d’arte di Alice Cooper.

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Frontman della omonima band prima, come solista poi, il buon vecchio Zio Alice, negli anni settanta, è stato fautore di un primordiale shock rock, insieme a band quali KISS, Twisted Sisters, Wasp, portando sul palco oltre a riff acidi antesignani di un certo tipo di hard rock, testi che turbavano la morale comune dell’America di quegli anni, oltre a serpenti, sedie elettriche, fiumi di sangue e la famigerata ghigliottina.

Ciò che ha fatto Alice è stato portare un certo tipo di teatro, grottesco, macabro, votato all’eccesso nella musica perché il suo intento era portare lo spettatore/ascoltatore a scandalizzarsi, farlo rimanere appunto scioccato, raccontando di necrofilia, morte, tortura, mostri vari e tutto l’immaginario folle e horrorifico che si annida nell’animo umano, dapprima come protagonista di suoi incubi tramutati in musica, successivamente come narratore per interposta persona, in modo tale da potersi sempre reinventare nel corso degli anni, e non rimanere ancorato ad una immagine che in una società in divenire risultava essere statico e stancante.

È durante gli anni settanta che darà alle stampe uno dei suoi migliori album, forse l’apice della sua discografia “Welcome To My Nightmare”, contenente  canzoni emblematiche come l’omonima Welcome To My NightmareThe Black WidowSteven e la ballad Only Women Bleed , decretandone il successo meritato e catapultando contemporaneamente Alice nel suo personale inferno dove affronta e combatte i suoi demoni personali, primo e più importante, l’alcolismo, che caratterizzerà il finire degli anni settanta.

Disintossicatosi definitivamente negli anni 80, Alice Cooper, dopo aver pubblicato altri dischi importanti comeAlice Cooper Goes to Hell”, ”From the Inside” e “Fresh the Flush”, torna in auge, rimodernando i suo sound e iniziando una fruttuosa collaborazione col produttore Desmond Child, con il quale pubblica forse l’album di maggiore successo commerciale “Trash”, forte anche di collaborazioni importanti che hanno impreziosito di molto un disco già bello di suo; nomi come AerosmithJon Bon Jovi e Richie Sambora, han portato brani come la hit Poison o la ballad Only my Heart Talkin’ un lustro in più, oltre che la possibilità di far conoscere il maestro del terrore a tutta una nuova schiera di fans.

Passato indenne attraverso la moda Grunge e comunque durante tutto il decennio ’90 e 2000 partorendo album non di grande caratura, se non contiamo “Hey Stoopid” del 1991, ma che han dato la possibilità di mantenere e portare avanti quel carrozzone di eccessi freak che sono i suoi show dal vivo, quali  “Brutal Planet” “The Eyes of Alice Cooper” “Along Came a Spider “Welcome 2 My Nightmare” , e non contento di appendere boa e camicia di forza al chiodo, Alice Cooper, insieme a Joe Perry degli Aerosmith e al divo Hollywoodiano Johnny Depp nel 2015 mette su un nuovo progetto musicale, gli “Hollywood Vampires” in onore del The Hollywood Vampires, un club per rockstar fondato proprio da Alice Cooper negli anni settanta.

La grandezza di Alice Cooper, semmai ci fosse qualcuno che la metta in dubbio, è palese anche per il notevole influsso che ha avuto sia sul piano musicale ma soprattutto dal punto di vista scenico su alcuni artisti  come Rob Zombie, Lizzy Borden, King Diamond, Death SS, Slipknot, Lordi, GWAR, Murderdolls e Wednesday 13 e, ultimo, ma primo per importanza Marilyn Manson, il quale, con le sue performance live dal forte impatto visivo, ha saputo guadagnarsi una grande fama ma anche forti contestazioni da parte dei detrattori (caratteristica che accomuna tutti i musicisti di questo frangente).

Lunga vita ad ALICE COOPER, che possa ancora darci la possibilità di visitare i suoi incubi!

© 2020, Associazione Musicale Prog On. Riproduzione riservata.

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