Nasce a Birmingham, in Inghilterra, John Michael Osbourne, conosciuto come Ozzy Osbourne, voce degli storici Black Sabbath.

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Proveniente da una famiglia disagiata e numerosa della classe operaia, il piccolo Osbourne vive un’infanzia difficile. Spesso oggetto di bullismo a causa della sua dislessia (da cui, avendo difficoltà a pronunciare il suo cognome, deriva il suo soprannome Ozzy) e del suo disturbo da deficit dell’attenzione. Diventa obiettivo, ormai fisso, di pretese un certo Anthony Frank Iommi, con il quale si picchia in molte occasioni. Anthony diventerà Tony Iommi, il suo futuro compagno di band e uno dei più influenti chitarristi della storia.

Ozzy cresce musicalmente ascoltando i Beatles e, nonostante la riluttanza del padre, fonda la sua prima band, i Black Panthers. Abbandonata la scuola a quindici anni, comincia a lavorare come operaio per diverse professioni. Essendo in difficoltà economica tenta di rubare dei televisori ma viene incriminato e carcerato per sei settimane. In questo periodo risale il tatuaggio sulle dita comprendente le quattro lettere del suo nomignolo.

Uscito di galera, Ozzy decide di continuare la sua attività musicale e mette un annuncio in un negozio di dischi con su scritto:

“Ozzy cerca concerti. Possiede un proprio amplificatore”

Per caso leggono l’annuncio Tony Iommi e il batterista Bill Ward, i quali cercano un cantante. Iommi non riesce a crede che quel ragazzo, suo rivale a scuola, faccia il cantante. Accompagnato da Bill e dall’altro elemento della band, Geezer Butler, decidono di incontrarsi. Nascono così i Polka Tulk Blues Band, poi diventati Earth, ma subito dopo rinominati definitivamente Black Sabbath, dal titolo americano del film Horror di Mario Bava I tre volti della paura. 

Il resto è storia e la band diventa una delle più grandi del mondo, passando da un successo all’altro ma sprofondando nell’abisso dell’alcool e della droga come di solito succedeva in quegli anni.

Sul finire degli anni Settanta, la band attraversa un declino creativo, il padre di Ozzy muore e il cantante lascia i Black Sabbath. È il 1977 e Ozzy decide di fondare una sua band solista ma che non riesce a realizzare. Ritorna nei Sabbath nel 1978 per pubblicare Never Say Die!, ma diviene l’ennesimo fallimento. Ozzy viene allontanato definitivamente dalla band per i suoi eccessi, visti anche come concausa del loro declino.

Gli eventi nefasti vedono Ozzy rinchiudersi per quasi un anno in un albergo di Los Angeles, colto da psicosi maniaco-depressiva. È Sharon Arden, la figlia del manager dei Black Sabbath (e futura moglie) che lo fa riprendere e gli inculca di nuovo l’idea di formare un progetto solista. Alla fine riesce a formare la band col fenomenale Randy Rhoads alla chitarra (ex- Quiet Riot), Lee Kerslake (ex Uriah Heep) alla batteria, Bob Daisley (ex Rainbow) al basso e Don Airey (come membro esterno) alle tastiere. Il risultato è Blizzard of Ozz (1980), suo primo grande successo da solista.

Il successivo Diary of a Madman (1981) ripete il successo del precedente, con Tommy Aldridge (ex Gary Moore) alla batteria e Rudy Sarzo (ex Quiet Riot) al basso.

Ma un altro evento negativo colpisce la vita di Ozzy. Il chitarrista e amico Randy Rhodes muore in un incidente aereo e Ozzy attraversa di nuovo un periodo buio. L’anno dopo cerca di ritornare sulla sua carriera e arruola un nuovo chitarrista, Jake E. Lee, con il quale realizza Bark at the Moon (1983), ottimo album ma non ai livelli precedenti, e The Ultimate Sin (1986), con il quale fa il verso all’ormai diffuso Hair Metal, dividendo i fan per la sua nuova linea intrapresa.

Jake E. Lee lascia la band di Ozzy e viene arruolato il giovane e talentuoso Zakk Wylde, il quale riporta il cantante sulla vecchia strada. Il risultato è No Rest for the Wicked (1988), un album ottimo ma ancora lontano dai successi dei primi album.

È con il successivo No More Tears (1991), un album fantastico, con cui Ozzy ritorna sulla cresta dell’onda. Oltre a Zakk, lo affiancano Randy Castillo alla batteria e Mike Inez (in seguito negli Alice In Chains) al basso.

Il tour che accompagna l’album vede il culmine nello storico concerto al “Pacific Amphiteatre” di Costa Mesa, dove salgono sul palco come ospiti l’altra formazione dei Black Sabbath, i vecchi compagni Iommi e Butler, più Vinnie Appice alla batteria ma Ronnie James Dio si rifiuta e, anzi, conclude in quell’occasione il rapporto con la band. I tre con Ozzy ripropongono dei classici dei Sabbath per la prima volta dal 1979.

Dopo un periodo di pausa Ozzy ritorna sulle scene col nuovo Ozzmosis (1995), con Deen Castronovo alla batteria e il vecchio compagno Geezer Butler al basso. Il risultato è l’ennesimo album di successo, questa volta ancora più pesante del precedente ma perfetto.

Nel 1997 dà vita al fortunato festival col suo nome, l’Ozzfest, in cui si riunisce con tutti i vecchi compagni originali dei Black Sabbath per la prima volta dal 1979 e immortalando l’evento nel disco Reunion.

Nel 2001 pubblica Down to Earth, un album ancora più duro del precedente.

Di stessa fattura è Black Rain del 2007.

Nel 2010 esce Scream, il primo album dal 1998 senza Zakk Wylde alla chitarra ma col talentuoso Gus G.

Nel 2011 avviene finalmente la tanto attesa reunion con i Black Sabbath. La band si riunisce per la prima volta dal 1979 per intraprendere un tour mondiale. Al tour però non partecipa Bill Ward che, per problemi di salute, non riesce ad essere in grado di sostenerlo. Viene sostituito dal batterista di Ozzy Tommy Clufetos.

Al tour segue un nuovo album, denominato 13, il primo con la formazione classica dai tempi di Never say Die!, pubblicato nel 2013. Per la batteria viene arruolato Brad Wilk, batterista dei Rage Against The Machine e degli Audioslave.

I Black Sabbath si sciolgono definitivamente il 4 febbraio 2017, tenendo l’ultimo concerto della loro carriera a Birmingham, dove tutto ha avuto inizio.

Recentemente Ozzy è in lizza per ritornare con un nuovo album di inediti dal titolo Ordinary Man, che sarà pubblicato a gennaio 2020. Di seguito un assaggio del nuovo disco.

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