Viene pubblicato Ten, il primo album della band Grunge Pearl Jam. L’album riscuote subito un grande successo e diventa, insieme a Nevermind dei Nirvana, il disco che afferma il movimento Grunge a livello mondiale.

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Il nucleo originario dei brani contenuti nell’album risalgono alla demo composta dal chitarrista Stone Gossard con l’aiuto del bassista Jeff Ament, entrambi reduci dei Mother Love Bone e orfani del cantante Andrew Wood, morto per overdose. Alla sessione di registrazione partecipano il chitarrista degli Shadow Mike McCready e alla batteria si alternano Matt Cameron dei Soundgarden, e Chris Friel degli Shadow. La demo ricavata prende il nome di Stone Gossard Demos ’91 e vengono registrati cinque brani, Dollar ShortAgytian CraveFootstepsRichard’s E E Ballad. 

Viene così distribuita nella speranza di trovare un cantante. Questo giunge tra le mani del batterista dei Red Hot Chili Peppers Jack Irons, il quale la passa ad un amico, un cantante di San Diego, Eddie Vedder. Il giorno dopo Vedder aveva già scritto tre testi e registrato le linee vocali. La nuova registrazione giunge nelle mani di Gossard e Ament che ne rimangono sbalorditi.

Vedder viene così chiamato a Seattle per entrare a far parte della band e registrare l’album. Alla batteria si aggiunge intanto Dave Krusen.

Da sinistra: Mike McCready, Jeff Ament, Eddie Vedder, Dave Krusen e Stone Gossard.

La band prende il nome Mookie Blaylock, in onore del giocatore di pallacanestro più in auge in quel periodo, il quale darà anche il nome all’album in onore del suo numero di maglia, la numero 10, Ten appunto. Intanto avevano già conosciuto il produttore Rick Parashar per registrare un disco in onore di Andy Wood col progetto Temple Of The Dog, un supergruppo insieme all’amico e cantante dei Soundgarden Chris Cornell. Il produttore collabora quindi al disco d’esordio e la band, per motivi commerciali cambia nome in Pearl Jam, nome derivato dalla nonna di Vedder (Pearl) e dalla sua strabiliante marmellata (Jam).

L’album che ne viene fuori è un gioiello di undici tracce, la maggior parte noti al grande pubblico. Brani come Alive, Even Flow, Once, Oceans, Black e Jeremy, ne consacrano l’immortalità di questo disco ma ogni brano è un piccolo gioiello compositivo che lo rendono un autentico capolavoro del Rock.

Subito dopo le registrazioni il batterista Krusen lascia per problemi di alcool e cede il posto a Matthew Chamberlain, il quale a sua volta, dopo pochi mesi lo cede a Dave Abbruzzese per il tour di supporto al disco.

 

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