Nasce a Saltburn, nello Yorkhire il cantante inglese David Coverdale.

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Iniziò giovanissimo ad esibirsi nel circuito dei pubs della provincia inglese, acquisendo una grande esperienza dinanzi ad un pubblico difficile e scontroso.

Più tardi iniziò a cantare con gli Skyliners che, nell’agosto del 1969, con il nuovo nome di The Government, aprirono un concerto dei Deep Purple all’Università di Sheffield.

Si trattò di una delle prime esibizioni dei Purple con Gillan e Jon Lord rimase colpito dalle capacità vocali del giovane Coverdale, chiedendogli il numero di telefono nel caso le cose con Ian non fossero andate nel verso giusto.

Ma i tempi non erano ancora maturi e la tanto attesa telefonata dell’organista rimase confinata nel mondo dei sogni.

Agli inizi del 1973 David formò la band The Fabulosa Brothers sperando di riscuotere un certo interesse almeno a livello di etichette locali.

In realtà non accadde nulla e David continuò a lavorare come commesso di boutique sempre sperando un giorno di poter raggiungere il successo.

L’occasione si ripresentò quando i Deep Purple, orfani di Ian Gillan, cercavano il nuovo vocalist mediante un annuncio su Melody Maker.

Coverdale decise con scetticismo di rispondere all’annuncio ma con grande sorpresa venne chiamato per sostenere un provino.

Il cantante superò comunque brillantemente “l’esame” dopo circa sei ore di sessions ininterrotte:

“Ero lì, terribilmente nervoso, e dopo aver tentato le settimane precedenti di imparare i vecchi brani dei Deep, dovevo ora cantare ballate tipo Yesterday. Come Dio volle, riuscì a venirne fuori”

In realtà David non ottenne subito il sospirato responso positivo, perchè Ritchie Blackmore non era ancora completamente soddisfatto.

Il chitarrista infatti non riusciva a dimenticare il suo vecchio pallino Paul Rodgers ed inoltre nutriva un particolare ed inspiegabile principio di risentimento nei confronti di Coverdale.

Come vedremo non sarà che il primo passo di una reciproca incompatibilità che diverrà insostenibile nel corso degli anni.

Piuttosto, David soffriva all’epoca di gravi problemi di immagine. Infatti era alquanto sovrappeso con il volto segnato da dermatosi e per di più gravato da strabismo, ma una buona dieta e cibo diverso dal solito riuscirono, in ogni caso, a compiere miracoli.

Alla fine anche le perplessità di Blackmore furono superate e nel settembre del 1973 il Mark III comiciò a preparare materiale per il nuovo album.

In effetti il gruppo intendeva dare il meglio di sè e l’atmosfera generale era rilassata e favorevole.

La stesura di “Burn” che sarebbe diventata la title-track dell’album, provocò tuttavia un primo accenno di conflitto tra Blackmore e Coverdale.

Ritchie voleva testi a base di streghe, folletti e saghe nordiche ed il povero David dovette presentargli ben sette versioni dello stesso testo, prima di ottenere il suo consenso. Per quella volta Coverdale accettò le direttive del chitarrista senza fiatare ma, solo poco dopo, ogni cosa sarebbe cambiata.

Su tutti i brani del disco le parti vocali erano equamente divise tra Coverdale e Hughes. La sola “Mistreated” restava appannaggio esclusivo di David, che vi riassunse il suo spirito blues con un linguaggio scarno e diretto.

Ancora oggi quella canzone rimane un cavallo di battaglia e non c’è concerto in cui non venga puntualmente riproposta.

“Il mio vero amore è sempre il blues e nonostante il fatto che i vecchi bluesman cantassero anche di problemi sociali è indiscutibile che scrivessero principalmente di donne, nel loro particolare modo. In realtà il blues parla prevalentemente di sesso e le mie liriche non sono altro che frammenti di vita reale”

Dopo un gigantesco tour mondiale i Purple tornarono in studio per le registrazioni di “Stormbringer”, un album diversissimo dai precedenti lavori.

E’ un prodotto molto americano, influenzato in maniera notevole dalla componente funky impressa da Glenn Hughes.

Nel disco l’hard rock non è più la componente essenziale e il risultato finale spazia in diverse direzioni, anzi la chiusura è affidata proprio ad un inserto lento e commosso, “Soldier of Fortune”, dove si ebbe lo scontro finale tra Coverdale e Blackmore:

“Stavo scrivendo Soldier con Blackmore ed il brano non gli dispiaceva ma, secondo lui, avrei dovuto parlare di un soldato che tornava a casa da qualche guerra omerica o addirittura dalla Crimea. Voglio dire…che diavolo significa ciò? Che differenza dovrebbe produrre? Su Burn avevo ceduto, non potevo in effetti fare altrimenti, ma non avrei mai più rovinato una mia canzone per le sue idee bislacche”

Dopo l’abbandono di Blackmore, avvenuto al termine della tournèe nell’aprile del 1975, la formazione riuscì comunque a sopravvivere per circa un anno con il chitarrista americano Tommy Bolin.

L’unico album dei Deep Purple Mark IV, “Come Taste the Band”, nonostante l’assenza di Blackmore, è più che buono e conosce momenti anche esaltanti in pezzi come la magnetica “You Keep on Moving” e le dure “Comin’ Home” e “Lady Luck” in cui la voce di David Coverdale ed il drumming di Ian Paice gettano un ponte verso il passato della band.

Tuttavia, anche a causa di un sensibile abbassamento qualitativo delle esibizioni dal vivo del gruppo, nella primavera del 1976 i Deep Purple si sciolsero definitivamente.

Dopo aver inciso un paio di lavori a nome proprio, di interesse prevalentemente archeologico (“David Coverdale’s Whitesnake” e “Northwinds”) il cantante decise che aveva bisogno di un gruppo stabile: nacquero così gli Whitesnake.

La prima formazione comprendeva i due chitarristi Micky Moody e Bernie Marsden, il bassista Neil Murray ed il batterista Dave Dowle. A questi si aggiunse Jon Lord prima dell’entrata in studio per le registrazioni del primo album “Trouble” nel 1978 per l’etichetta United Artists.

Trouble vale per un’analisi che in fondo è comune a tutti o quasi i dischi successivi: la musica dei Whitesnake si basa su un hard molto fisico e coinvolgente, ricco di forti venature blues. David Coverdale, grande vocalist nonché magnetico e sensuale front-man è sempre stato l’indiscusso leader della formazione, al cui interno i grandi talenti solistici presenti (come Jon Lord, giusto per fare un esempio) non si sono tuttavia potuti esprimere al meglio, poichè il sound dei Whitesnake privilegia l’impatto diretto e conciso. David ha anzi una mano particolarmente felice per i temi accattivanti ma qualsiasi proposito di musica un pò più impegnata rimane ben chiuso in soffitta. I testi poi non si smuovono un attimo da ossessivi riferimenti sessuali, combinati sempre sul solito schema.

Dal 1978 al 1984 i Whitesnake hanno realizzato otto album (oltre a Trouble, “Love Hunter” nel ’79, “Ready an Willing” ed il doppio “Live in the Heart of the City” nel ’80, “Come and Get it” nel ’81, “Saints and Sinners” nel ’82 e “Slide it in” nel ’84). Tra i musicisti coinvolti in questo periodo ricordiamo anche i batteristi Ian Paice, Cozy Powell e Aynsley Dunbar, il bassista Colin Hodkingson e i chitarristi Mel Galley e John Sykes.

La svolta si ebbe nel 1987 con l’album “Whitesnake” che grazie a dei singoli di notevole impatto come “Still of the night” e “Here I Go Again” e ad un suono potente e compatto, fece ottenere al gruppo grande notorietà ed enorme successo.

L’album successivo “Slip of the Tongue” del 1989 vide addirittura l’ingresso nel gruppo della stella chitarristica di Steve Vai, reduce da una stagione con la band di David Lee Roth.

Stanco delle tournèe Coverdale annunciò a sorpresa nel settembre del 1990 lo scioglimento dei Whitesnake.

Il silenzio del cantante si interruppe nel 1993 per un progetto in collaborazione con Jimmy Page: il disco “Coverdale-Page”, nonostante le buone vendite, non convincerà però i critici e soprattutto gli antichi fan dei Led Zeppelin, per via dell’inevitabile confronto con Robert Plant.

Nel 1994 David decise di riunire gli Whitesnake per una serie di concerti a cui seguirà nel 1997 l’album “Restless Heart” a nome “David Coverdale & Whitesnake”. Da allora il gruppo  pubblicherà altri album parallelamente all’attività live condotta ininterrottamente fino ad oggi.

In questa seconda fase tra i musicisti che hanno collaborato al progetto Whitesnake vanno senz’altro menzionati: i chitarristi Adrian Vandenberg, Doug Aldrich e Reb Beach, i bassisti Rudy Sarzo e Marco Mendoza, il batterista Tommy Aldridge ed il tastierista Timothy Dury.

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