I Beatles pubblicano per la neonata Apple Records il loro album omonimo, il nono della discografia ufficiale conosciuto anche come “The White Album” per via della copertina completamente bianca.

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Dopo il soggiorno a Rishikesh, in India, I Beatles rientrati in Inghilterra nel maggio del 1968, cominciarono immediatamente a lavorare su un nuovo album.

Parecchie delle canzoni erano state scritte proprio in India, quindi in un contemplativo isolamento.

Sebbene Lennon e McCartney avessero per qualche tempo composto più o meno separatamente, ci fu una certa forma di collaborazione a livello di registrazione.

E’ chiaro che una collaborazione simile a quella di “A Day in the Life” su Sgt. Pepper era ora impensabile. I due scrivevano canzoni separatamente e le registravano separatamente.

La vecchia immagine dei Beatles come gruppo unito e autosufficiente stava trasformandosi drammaticamente.

Adesso lavoravano individualmente, spesso in studi diversi ad Abbey Road, registrando i loro pezzi separatamente, con George Martin che sovraintendeva l’intero progetto.

Il ruolo del produttore perciò era meno centrale: era stato degradato da interprete artistico a semplice tecnico per una ragione precisa che non aveva nulla a che fare con la persona di Martin.

Difatti quando uscì Sgt. Pepper un critico scrisse “Questo è finora il miglior disco di George Martin”.

I Beatles non lo avrebbero mai dimenticato e Martin ne fu la vittima. Quando finalmente il “White Album” uscì, egli non ricevette nessun riconoscimento come produttore, solo un breve grazie, scritto in piccolo, insieme a vari ringraziamenti generici ad altri collaboratori.

Jeff Lynne, leader della Electric Light Orchestra (E.L.O.), ricorda una visita negli studi al tempo in cui i Beatles stavano registrando:

“C’erano John Lennon e George Harrison seduti e George Martin dirigeva l’Orchestra – stavano suonando quella canzone chiamata “Glass Onion”. Poi entrai nell’altro studio, dove era in corso un’altra session, con Paul McCartney che stava suonando “Why don’t we do it in the road”. Speravo stesse facendo qualcosa di meglio, ma non si può avere tutto…”

Le tendenze centrifughe erano già così forti che Harrison fece non poca fatica a convincere gli altri a tornare negli studi per registrare con lui “While my guitar gently weeps”. E’ anche per questo motivo che fu registrata con Eric Clapton.

Mentre stavano registrando “The Beatles” ci fu inoltre un cambiamento fondamentale nella composizione del gruppo: quando John introdusse nell’intima cerchia Yoko Ono, con la quale aveva da poco instaurato un’intensa relazione totalizzante, egli ruppe tutte le regole, non scritte ma ben stabilite.

Gli altri tre, senza poterlo esprimere, sentirono che John aveva tradito la sacra unione ed aveva rotto il legame dei Beatles. Erano tutti sorpresi e inevitabilmente reagirono all’intrusione di Yoko con un freddo distacco e una risentita ostilità, superati solo dopo lunghi anni.

Che Yoko facesse atto di presenza negli studi, mentre era in corso la registrazione di “The Beatles” fu una cosa che non perdonarono facilmente.

Con questo sfondo di disarmonia, l’aspetto più ironico del disco era costituito proprio dal suo titolo. Non avevano mai usato il nome del gruppo come titolo di un album e ora lo facevano nel momento meno opportuno.

Il doppio album era chiaramente il lavoro di quattro artisti separati e non quello di un gruppo coerente. Anche se le maggior parte delle canzoni appartenevano sempre al binomio Lennon-McCartney, era diventato ormai facile distinguere una composizione di Lennon da una di McCartney.

Tuttavia il pubblico e la critica accolsero l’album con il solito entusiasmo, anche se ci fu qualche polemica sulla sua durata che alcuni trovarono (ingiustamente) eccessiva. Il “White Album”, dopo tutto, ricopriva una vasta area di stili musicali e includeva una serie di affettuosi “pastiches” di musiche in stile popolare.

C’era anche spazio per “Revolution n.9”, un esercizio libero piuttosto lungo e pieno di meandri musicali ad opera di Lennon, che illustrava perfettamente la sua determinazione a non riconoscere limiti artistici – incoraggiato in questo percorso dalla sua nuova musa Yoko – ma che sembrò alle migliaia di ascoltatori un troppo compiaciuto deserto di vinile.

L’album venne quindi prodotto e lanciato sul mercato qualche settimana prima di Natale del ’68 rimanendo in testa alle classifiche inglesi per circa otto settimane (oltre dieci negli USA) e fu anche la prima volta, in tutta la loro carriera, che il quartetto non registrava il tradizionale singolo natalizio.

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