Un ascolto imprescindibile nel giorno del suo anniversario. Live Killers è una buona occasione per rituffarsi nel tour europeo del 1979, per essere nuovamente trasportati senza sforzo da una città all’altra, e per assaporare un album che ha catturato la band in un punto di transizione della sua carriera: prima di Mack e di Monaco, prima di magie e miracoli (“A Kind of Magic” e “The Miracle“, album del 1986 e del 1989), prima della vera mega-notorietà globale e dei fiumi di dollari.

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I Queen suonarono al Dallas Convention Center in Texas il 28 ottobre 1978, la serata di apertura di quello che divenne il loro tour mondiale dell’album Jazz. Il tour terminò quattordici mesi dopo con un concerto in aiuto della Kampuchea all’Hammersmith Odeon di Londra.

Registrato in Europa tra gennaio e marzo 1979, Live Killers è un “pre-Sud America”, un “pre-Live Aid”, un “pre-Magic Tour”, quando i Queen erano ancora una band da “arena al chiuso”.

Sono anni difficili

Live Killers ha venduto bene e ha avuto diverse recensioni favorevoli. Tuttavia, la stampa musicale è rimasta quasi uniformemente ostile alla band. Il Punk, la New Wave e i New Romantics erano alle porte: i Queen erano decisamente poco “raffinati” per tutto questo. La preferenza per una setlist di brani più recenti, l’uso di registrazioni durante lo spettacolo (per es. durante Bohemian Rhapsody), i lunghi assoli di chitarra e di timpani, sono stati criticati come pomposi e auto-indulgenti.

Sono critiche figlie del loro tempo, naturalmente. Il film dei Thin Lizzy del 1978, ad esempio, Live And Dangerous, è stato acclamato perché probabilmente si adattava meglio all’estetica della New Wave: gente scafata e fuori dagli schemi, con testi che romanticizzavano la cultura spigolosa e tenace della classe operaia.

I Queen erano sotto pressione per pubblicare un album dal vivo, e più volte, nel corso degli anni, è tornato a galla quel senso di frustrazione e insoddisfazione nei commenti di Brian e Roger.

“Tutti rilasciano un disco dal vivo: È un riempitivo prima del prossimo album in studio E Riduce la vendita di bootleg.”

Questo diceva la produzione, ma suona tutto così straordinariamente anti-Queen: i musicisti perfezionisti e intransigenti costretti al compromesso per soddisfare le aspettative degli altri.

Gli album live doppi e tripli erano quasi d’obbligo, al tempo: Seconds Out, Strangers In The Night, Tokyo Tapes, per citarne alcuni, tutti risalenti a questo periodo. I piani per un album live dei Queen erano stati ripetutamente archiviati durante la loro carriera. Gli show venivano filmati, ma tenuti da parte. Quando il mercato dell’home video negli anni ’80 ha preso piede, We Will Rock You, Rock In Rio e Live In Budapest hanno fatto la loro comparsa sugli scaffali, nel giro di soli tre anni.

La musica, la performance

La splendida fotografia della copertina anteriore proviene da uno degli spettacoli giapponesi, successivamente manipolata per incorporare Brian nello scatto. La copertina interna originale offre un affollato montaggio di scatti live tratti da tutta la carriera della band, sebbene la scaletta si appoggi pesantemente verso i tour più recenti.

L’album inizia con un ritmo serratissimo: la versione veloce di We Will Rock You è perfetta come apertura di concerto, e Let Me Entertain You è al posto giusto poso dopo. Segue un medley di sei canzoni e poi si chiude il primo lato del disco.

Il secondo lato si appoggia pesantemente sulla partecipazione del pubblico, una ricerca di “autenticità” che Roger ha voluto sottolineare nelle interviste dell’epoca. Il set acustico rallenta il ritmo con la sua atmosfera più rilassata e partecipativa.

L’assolo di chitarra di Brian domina il magnifico terzo lato, e la quarta parte chiude lo spettacolo con i dovuti bis.

Dati i limiti dello spazio (quattro lati, circa 22 minuti ciascuno), è un ascolto vario e ben bilanciato, relativamente fedele all’ordine di esecuzione effettivo della setlist. Tuttavia, si è sempre molto discusso sulle omissioni importanti, come If You Can’t Beat ‘em, Fat Bottomed Girls e It’s Late. In realtà di tratta di esecuzioni non fisse, suonate in alcune serate e non in altre. Ad esempio, Teo Torriatte in Giappone, oppure Mustapha, Crazy Little Thing Called Love e Save Me nella parte finale del tour. Più sorprendente è stata l’omissione di Somebody To Love, presumibilmente a causa della sua durata (eseguita dal vivo durata circa sette minuti).

Il disastro della post-produzione

Live Killers non fa parte del catalogo dei Queen già restaurato alla perfezione, anzi, è stato criticato più volte per la scarsa qualità di resa sonora.

«Gran parte dell’album suona melmosa e attutita, sembra di ascoltarlo attraverso un cotton fioc piuttosto che con le cuffie».

«La band suona confusa, alcuni strumenti sono scarsamente mixati e i livelli del pubblico sono incoerenti.»

Ma c’è di più: la misura in cui i nastri sono stati manomessi durante il processo di missaggio è oggetto di dibattito. Se Brian ha sempre insistito sul fatto che nel disco non ci fossero sovra-incisioni, Roger con molta ironia, ha dichiarato che «la sola cosa live di quel disco è la grancassa».

Qualcosa deve essere andato storto effettivamente. A quanto pare, le singole canzoni sono state costruite mettendo insieme pezzi di registrazioni diverse.

La manomissione in post-produzione è sfacciata, come l’eco durante presentazione di Freddie di Now I’m Here. O peggio, la voce all’inizio di Don’t Stop Me Now (fino a “extasy”) è stata aggiunta in seguito (l’apertura della canzone era generalmente suonata al piano, con la chitarra che sostituiva la melodia della voce).

Recupero dei nastri originali?

Un ascolto essenziale ai suoi tempi (era, dopotutto, l’unico prodotto live ufficialmente disponibile fino al 1984), Live Killers è imperfetto ma comunque brillante. I nastri originali si trovano negli archivi così come il filmato completo di Parigi, almeno secondo Brian. Se ci sarà mai una qualche ristampa, si spera sia qualcosa di decisamente più autentico, non solo una versione migliorata dell’album Live Killers originale. La qualità del cofanetto Rainbow ’74, registrato cinque anni prima di Live Killers, presumibilmente su apparecchiature tecnologicamente inferiori, dimostra che le registrazioni analogiche dell’era degli anni ’70 possono essere ripulite e riportate ad uno standard eccezionale.

© 2019, Associazione Musicale Prog On. Riproduzione riservata.

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