I Genesis pubblicano “A Trick of the Tail”: settimo album in studio ed il primo senza Peter Gabriel, a quattro mesi di distanza dal primo lavoro solista di Steve Hackett “Voyage of the Acolyte”.

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Dopo l’abbandono di Peter Gabriel, trovare un sostituto apparve ovviamente un’impresa impossibile:

“Abbiamo trascorso tutto il mese di luglio cercando un nuovo cantante. Provini ed audizioni continue; cantanti bravi, bravissimi, alcuni anche famosi, ma nessuno che rispondesse in pieno alle nostre esigenze. Allora abbiamo deciso di cominciare ugualmente la registrazione del nuovo album: avevamo molto materiale e una gran voglia di suonare. Mancava la voce ed allora abbiamo deciso di abbozzare da soli le parti cantate. Alla fine di novembre il disco era pronto ma temevamo che l’assenza della voce lo vanificasse. Ma come in uno di quei racconti fantastici in cui il protagonista si accorge improvvisamente di aver scritto in uno stato di trance la sua vicenda, ci siamo accorti che le parti registrate da Phil allo scopo di dare un traccia vocale guida al disco erano perfette. E’ stato così che Phil è diventato il cantante dei Genesis.” (Tony Banks)

I Genesis avevano dunque in Phil Collins il loro nuovo cantante. Le critiche furono subito positive, la voce di Phil superò ogni più rosea aspettativa e le vendite del disco furono gratificanti per il gruppo. Difatti il loro nuovo album si piazzò nelle prime posizioni delle classifiche europee ed ebbe per la prima volta un discreto impatto anche in America.

L’album, nella sua struttura compositiva, rappresenta in modo immediato i singoli contributi dei quattro musicisti.

“In passato, con Peter, ci riunivamo parecchio tempo prima: ognuno esponeva la sua idea ed attorno ad essa nasceva tutto l’album. Questa volta, invece, siamo arrivati in sala di registrazione con i brani che ognuno di noi aveva già realizzato.” (Mike Rutherford)

In “A Trick of the Tail” i Genesis si sono stretti attorno alla loro natura più intima e segreta. Il gruppo ha semplicemente aspettato che le immagini ed i suoni venissero fuori da soli, a costo di essere imperfetti o irregolari. Ma la cura con la quale sono stati disposti sembra alla fine richiamarsi ad un ordine naturale, persino antecedente l’ispirazione.

“Dance on a Volcano”, che apre l’album, è un testo tratto da una novella di Carlos Castaneda in cui il suono di parole, invocazioni, lamentazioni, interrogazioni retoriche si incatena alla musica, dal tempo felino, ideale per la semplicità.

La maliziosa bellezza di “Entangled”, dove la musica contrappunta le cadenze oniriche del testo con passo leggero, disteso, fino a toccare nel finale punte melodrammatiche (con il mellotron che fa da coro ed il synth che si inserisce nel ruolo di soprano) o la vivacità ritmica di “Squonk” o ancora, la sofisticata ombreggiatura melodica di “Mad Man Moon”; tutto ciò fa pensare ad un tentativo di riassumere l’intensità figurativa di “Supper’s Ready”. Questi brani, come quelli che seguono, non sono altro che questo raccoglimento attorno alle cose già dette, il segno di una ricerca che vuole recuperare il passato alla luce del presente.

“Ripples” è il brano che più visibilmente raccoglie queste increspature passate. Una creazione leggera, trasparente, un’armonia sotterranea che si tuffa in questo specchio d’acqua per dar vita ad una storia misteriosa come dietro un vetro opaco.

Così come “Ripples” è l’ennesimo brano influenzato dall’acqua, “Los Endos” è una cascata di suoni: un circolo di percussioni, una batteria filtrata nel synth, un vortice di chitarre. Los Endos dà quasi l’impressione di voler dare all’album la struttura del “concept” con quella ripresa della parte centrale di Dance on a Volcano. Ma il brano ha una funzione più esplicita poichè Collins alla fine borbotta una frase tratta da “Supper’s Ready”. E’ la chiusura di un circolo, la quadratura del cerchio, la parola fine ad un discorso intrapreso molto tempo prima e che ora, in questo implicito omaggio a Peter Gabriel, assume un che di definitivo, di compiuto.

“A Trick of the Tail” è quindi un disco che apre e nello stesso tempo chiude un ciclo. Quello che verrà dopo non sarà altro che il fievole, autunnale segno di una delusione e di una stanchezza sempre più ingombranti, il difficile recupero di una musica che tragga ancora spunto dalla libertà del sogno, dell’evasione, della pura creazione fantastica.

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