Claudio Lolli muore a Bologna il 17 agosto 2018, a 68 anni. Lolli è considerato uno tra i più grandi maestri della canzone d’autore italiana. Oltre a temi politici, Lolli ha saputo trattare nell’arco di una trentina d’anni, i più profondi temi dell’essere umano, quali la desolazione e la crisi, e problematiche sociali e culturali. Oltre a essere un cantautore, Lolli è stato anche uno scrittore e poeta, e, dagli anni ottanta, professore liceale.

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Ha rappresentato i sogni, le utopie e le speranze non solo della generazione anni ’70 ma anche di una buona parte di giovani che ancora vedono nel grande poeta Bolognese un simbolo per i sogni, le utopie, le speranze e gli esistenzialismi inchiodati al muro dall’attualità.

Passati un po’ di anni, gli imbarazzi per certe bassezze estetiche degli anni Settanta fecero trattare Lolli come un reduce di tempi da superare, di cose datate. Ma i versi di “Ho visto anche degli zingari felici”, ad esempio, sono perfetti. Otto strofe senza una caduta, uno scricchiolìo, otto strofe annodate a quella chitarra e al sassofono suonato da Danilo Tomasetta.

“Io alla mia età non posso far altro che questo, mandare nell’aria con molta ironia note e parole che gettano perplessità nel mondo, con canzoni che per fortuna, o meglio purtroppo, sono ancora molto attuali. Se fossimo in un mondo migliore sarei contento di stare zitto”.

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