Medazzaland è il titolo del nono album in studio dei Duran Duran. È nato in un momento difficile per la band: l’abbandono del bassista John Taylor durante le registrazioni e il travaglio emotivo che alcuni membri del gruppo stavano affrontando per ragioni personali e familiari.

I nostri inserzionisti
Spazio inserzionisti

La EMI decide di non distribuire Medazzaland in Europa: l’album sarà disponibile unicamente nei canali di importazione o come download digitale. Quando nel 1999 la EMI deciderà di sciogliere il contratto che la lega ai Duran Duran da oltre venti anni, cederà al gruppo il master di Medazzaland, e allegherà diverso materiale audio/video live rimasto in gran parte ancora inedito.

John Taylor

Dopo aver co-fondato i Duran Duran nel 1978, e 19 anni ininterrotti di militanza attiva nel gruppo, John Taylor decide di lasciare il gruppo. Oggi sappiamo che la separazione durerà discograficamente fino al 2004, ma in quel momento fu un colpo al cuore per gli affezionati, ma soprattutto per i componenti del gruppo.

John Taylor aveva rotto con la sua famiglia, e doveva ancora riprendersi del tutto dalle sue dipendenze da droghe e alcol. L’annuncio dell’abbandono fu quasi scontato per le persone che gli erano vicine. Simon Le Bon, continuerà a non farsene capace, e dichiarerà negli anni a venire:

«era facile intuire che John avrebbe abbandonato, ma mi manca davvero molto…»

Nick Rhodes, fu più lapidario, almeno apparentemente:

«Ci è dispiaciuto molto vederlo andar via, ma non abbiamo mai avuto paura del cambiamento. La partenza di John è diventata parte dell’evoluzione della band.»

I Duran Duran gli dedicano “Buried In The Sand”, con il testo di Nick Rhodes.

Michael…

Michael You’ve Got a Lot to Answer For” è una bellissima ballad acustica, dedicata all’amico fraterno Michael Hutchence, voce degli INXS. Hutchence da qualche anno soffre di depressione e sbalzi di umore, per i danni di un’aggressione subita anni prima; Simon gli tende una mano e, a braccia aperte aspetta un segnale di riavvicinamento, di abbandono di quell’isolamento emotivo.

Sfortunatamente, un mese dopo la pubblicazione dell’album Medazzaland, Hutchence si toglie la vita. Per Simon Le Bon questo è un colpo durissimo; da questo momento il brano assume un valore emotivo straziante, e non riuscirà più ad eseguirlo dal vivo, eliminandolo immediatamente dalla scaletta degli spettacoli dal vivo.

La trilogia di David Miles

Simon dedica “Out Of My Mind” al suo amico d’infanzia David Miles, scomparso durante le registrazioni dell’album “Big Thing” nel 1988, e chiudendo una trilogia avviata da “Do You Believe In Shame?” e “Ordinary World”.

Simon descrive il brano come una “storia di fantasmi moderna”, una specie “intima persecuzione”: il ricordo di una persona del passato che prova a mandarti “fuori di testa”, tu resisti, ma il suo ricordo rimane ancorato «…here in the back of your mind…».

Nel gennaio del 1997, la Paramount Pictures si fa avanti, e chiede di inserire “Out Of My Mind” nella colonna sonora del film “Il santo”.

Il regista Dean Karr gira il video a febbraio del ’97, nello storico castello di Krumlov nella città di Ceský Krumlov, nella Repubblica Ceca. Ci sono molti effetti speciali, incluso l’uso di sofisticati trucchi e protesi per invecchiare Simon Le Bon.

Kurt Cobain

Kurt Cobain, cantante e chitarrista dei Nirvana, si era tolto la vita nel 1994. Madazzaland gli dedica “So Long Suicide”, ingabbiando classiche melodie duraniane in un involucro Grunge Rock.

Gemme nascoste

Sicuramente “Midnight Sun” rientra tra le perle di questo lavoro, ma ancora di più preferisco “Be My Icon”: una nuova veste Industrial, quasi stessimo ad ascoltare i Nine Inch Nails… bellissima.

“Medazzaland”

Il titolo dell’album è ispirato a un trattamento di chirurgia dentale subito da Simon Le Bon, con il Midazolam, un farmaco utilizzato in campo anestetico, che ha un’azione immediata di sedazione, blanda miorisoluzione e amnesia anterograda.
Difatti, l’album è denso, corposo, umorale, ed è concepito in un momento di grande travaglio personale dei suoi autori. Le atmosfere sono rarefatte, scure e introspettive, con chiare influenze dell’elettronica fine anni Novanta.

Medazzaland è anche noto per la sua interessante copertina. L’artista Andrew Day ha creato i dipinti e la maggior parte delle immagini nell’album.

Simon aveva conosciuto Andrew in una scuola d’arte a Londra. Nick e Warren ne sono rimasti molti colpiti, in particolare Warren, che in seguito gli commissionerà l’artwork dei suoi album da solista.

Medazzaland è certamente l’album più sperimentale, forse il più difficile, dell’intera discografia dei Duran Duran, complice la nuova spinta creativa nata dalla voglia di sopravvivere a tutti i costi, e che ha costretto i Duran Duran a reinventarsi ancora una volta.

Nel numero di Keyboard Magazine UK di gennaio 1998, che ancora conservo gelosamente, c’è un’intervista a Nick Rhodes nella quale racconta di come abbia rispolverato i suoi vecchi synth analogici FM, ne abbia presi di nuovi, e di come tutti i suoni siano stati lavorati da zero, creando un’impronta unica e calda.

Warren Cuccurullo, dal canto suo ha sperimentato con la chitarra tecniche e sonorità inconsuete, a volte personalissime: dall’arpeggio acustico in 9/8 pieno di “hammer on/off” di “Michael…”, alle accordature aperte di Out Of My Mind (MI-LA-DO#-FA#-SI-MI).

E poi ci sono la viola, la tabla, il sitar, il santoor: sonorità classiche, etniche, indiane, mescolate al rock e all’elettronica. Eh sì… perché Medazzaland è un lavoro strano, inaspettato, viscerale; una perla creativa che si deve ascoltare col cuore aperto.

© 2019, Associazione Musicale Prog On. Riproduzione riservata.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here