Muore a soli 34 anni Demetrio Stratos, all’anagrafe Efstratìos Dimitrìu, uno dei più grandi ed originali cantanti del panorama italiano ed internazionale.

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Nato ad Alessandria d’Egitto il 22 aprile 1945 da genitori greci, nel 1962 si trasferì a Milano  per studiare presso la Facoltà di Architettura. Naturalizzato italiano, assunse lo pseudonimo di Demetrio Stratos scambiando il cognome con il nome di battesimo.

Dopo le prime esperienze musicali con gruppi studenteschi, nel 1966 entrò nel complesso beat dei Ribelli (nato inizialmente come band di accompagnamento per Adriano Celentano) come pianista e voce solista. Con i Ribelli incise diversi singoli, tra cui ricordiamo il famoso “Pugni Chiusi” ed un paio di cover dei Beatles (“Obladì Obladà” e “Oh Darling”) oltre che un album omonimo nel 1968.

Dopo aver lasciato i Ribelli, nel 1972 fondò gli Area insieme al batterista Giulio Capiozzo. Il gruppo volle porsi l’obiettivo di veicolare tutte le varie influenze portate in dote dai singoli musicisti (rock, jazz, musica leggera, musica etnica) in una “musica di fusione di tipo internazionalista” come amava definirla Stratos (da cui nacque anche il sottotitolo “international POPular Group”). Il tutto contaminato anche dai fermenti di controcultura giovanile tipici degli anni settanta e da un costante desiderio di ricerca e di sperimentazione.

Il primo nucleo del gruppo esordì nel disco omonimo del chitarrista Alberto Radius del 1972, con un brano strumentale significativamente denominato proprio “Area”. Della formazione facevano parte, oltre a Stratos e Capiozzo, il bassista Patrick Djivas, il tastierista Leandro Gaetano ed il chitarrista Johnny Lambizzi. Nello stesso disco di Radius è presente anche il blues “To the moon I’m going” con una magistrale interpretazione vocale di Stratos.

Il nucleo di base del gruppo si completò con l’inserimento del sassofonista Edy Busnello ma per la pubblicazione del primo album bisognerà attendere il 1973 ed un altro cambio di formazione.

“Arbeit Macht Frei”, realizzato con i nuovi innesti Patrizio Fariselli alle tastiere e Paolo Tofani alla chitarra, venne pubblicato dall’etichetta sperimentale Cramps, fondata dal creativo Gianni Sassi, oltre che autore dei testi del gruppo (insieme a Sergio Albergoni) con lo pseudonimo “Frankenstein”. Il disco, introdotto da una voce femminile che recita versi in arabo, è una novità assoluta nel panorama musicale italiano. Si passa dal jazz rock a suggestioni mediterranee attraverso arrangiamenti complessi e raffinati, impreziositi dalla voce di Stratos che spiazza e tiene alta la tensione emotiva per tutta la durata dell’album.

Dopo l’incisione del primo album Busnello lasciò la band mentre Djivas, accasatosi presso la P.F.M., venne rimpiazzato da Ares Tavolazzi. Con questa formazione, che rimarrà quella storica, gli Area realizzarono i due successivi album in studio “Caution Radiation Area” nel ’74 e “Crac” nel ’75, oltre al live “Are(a)zione”. Nel primo dei due la componente sperimentale risulta più accentuata e lo stile si fa più aggressivo, ad eccezione del solo brano “Cometa Rossa”. Il successivo è un album più vicino ai gusti del pubblico grazie a brani come “Gioia e Rivoluzione”, “L’Elefante Bianco” o “La Mela di Odessa”, senza comunque scendere a compromessi commerciali.

In questo periodo Stratos cominciò a dedicarsi allo studio della voce come strumento, collaborando con il Centro Studi per la Fonetica del CNR di Padova per delle ricerche sulla etnomusicologia ed estensione vocale. Grazie alle doti innate ma anche alle tecniche acquisite il musicista riuscì a riprodurre con la voce diversi effetti tra cui diplofonie, suoni bitonali e difonici. Esempi di queste sperimentazioni vocali sono presenti nei suoi lavori solisti tra cui ricordiamo “Metrodora” nel 1976 o “Cantare la Voce” nel 1978.

Nel 1976 gli Area realizzarono l’album “Maledetti”, concepito come “Progetto-concetto di fantasociopolitica”. Il disco, che vide anche la partecipazione di altri musicisti oltre al nucleo principale del gruppo, come il bassista Hugh Bullen ed il batterista Walter Calloni, rappresentò un ritorno ad atmosfere jazz rock e free jazz.

L’ultimo disco di Stratos con gli Area è “1978: Gli Dei se ne vanno, gli arrabbiati restano”, nel quale il cantante è anche il principale compositore per una serie di brani raffinati e gradevoli. Il gruppo, orfano del chitarrista Tofani, pubblicò il disco con l’etichetta Ascolto.

Nel 1979 Stratos fu colpito da una rarissima forma di aplasia midollare che lo costrinse al ricovero presso il Memorial Hospital di New York per sottoporsi ad un delicato e costoso intervento. Purtroppo però le sue condizioni si aggravarono rapidamente e mori il 13 giugno in ospedale per un collasso cardiocircolatorio.

Il giorno dopo la sua scomparsa, all’Arena Civica di Milano si tenne un grande Concerto (immortalato anche sul doppio album “1979: Il Concerto”) inizialmente programmato allo scopo di raccogliere fondi per le cure del cantante. Oltre agli Area, presero parte all’Evento il Banco, Guccini, Finardi, Branduardi, Vecchioni, Venegoni & Company, ecc… per omaggiare il grande artista appena scomparso.

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