Viene pubblicato in Inghilterra “Wish You Were Here”, il nono album in studio dei Pink Floyd.

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Dopo lo straordinario successo mondiale del precedente “The Dark Side of the Moon” la EMI vuole dai Pink Floyd un nuovo LP, ma il gruppo come sempre preferisce testare prima le nuove composizioni “on stage”.

Difatti nei concerti estivi e negli ultimi mesi del ’74 i Floyd eseguono per la prima volta alcuni brani inediti: Shine On (che sarebbe diventata Shine On You Crazy Diamond), Raving and Drooling (la Sheep di Animals) e Gotta be Crazy (diventata Dogs sempre sull’album Animals).

Il gruppo sostiene dei ritmi frenetici, alternando i concerti alle sedute di registrazione del nuovo LP.

I Pink Floyd si esibiscono in Inghilterra fino alla fine del ’74, poi per tutto aprile del ’75 percorrono gli States ed il Canada.

Negli studi EMI di Abbey Road invece passano quasi tutto gennaio, febbraio e marzo prima di imbarcarsi per gli USA.

Tornati in patria ai primi di luglio completano il missaggio dell’album alla fine di luglio, lavorando a tappe forzate, chiusi negli studi di registrazione, con pause di poche ore fra una seduta e l’altra.

La stanchezza accumulata per la lunga tournée, unita all’estenuante lavoro in studio non fa altro che aumentare il livello di stress tra i vari componenti del gruppo, consapevoli oltretutto del fatto che non sarebbe stato facile dare un seguito allo straordinario disco precedente.

Roger Waters propone così di dare un’unità concettuale anche al nuovo album, suggerendo di dividere in due parti la suite “Shine On You Crazy Diamond” della durata complessiva di circa 25 minuti e di inframmezzarla con alcune nuove canzoni che avrebbero scritto per l’occasione richiamando il tema del concept.

Nonostante le resistenze iniziali di Gilmour, che avrebbe voluto includere nel nuovo album anche gli altri due brani di lunga durata provati dal vivo durante la tournée (Raving and Drooling e Gotta be Crazy), l’idea di Waters viene accolta.

Il brano cardine del disco è appunto “Shine On You Crazy Diamond”, scritto da Waters partendo da uno spunto di chitarra di Gilmour e dedicato al vecchio amico perduto Syd Barrett.

Per una curiosa coincidenza proprio durante il missaggio del brano un irriconoscibile Syd dopo anni di oblio fa la sua comparsa negli studi di registrazione dicendo:

“Sono qui per fare la mia parte”.

Wish you Were Here è quindi un album sulla condizione dell’uomo nella civiltà industriale, letta in chiave esistenziale, ma è anche un album sull’assenza.

Un’assenza che non implica necessariamente una morte fisica ma, per i Floyd, assenza è anche la sensazione che aveva lasciato Barrett.

Ma Shine On non parla soltanto di Syd, lui è il simbolo di un’assenza più generale, della tristezza di questa società: l’individuo nella società si è perso, è stato annullato.

L’individuo estraniato, spersonalizzato, intrappolato dalla Macchina dunque: è lo stesso concetto che Waters sviluppa in “Welcome to the Machine”, un brano che inizia con il rumore di porte che si aprono (le porte: il simbolo della scoperta, del progresso, ma verso che cosa?) e si chiude con il brusìo della folla (un party o una festa, un posto comunque dove la gente si trova insieme ma non riesce ad entrare in contatto, a stabilire un sentimento sincero).

La Macchina anche come simbolo del potere. Waters si riferisce soprattutto al potere dei media che è in grado di determinare il rapporto dei Floyd con il pubblico.

Infatti nel successivo “Have a Cigar”, il bassista parla con sarcasmo e con disprezzo proprio dello “show-bitz”, dell’industria discografica, dei creatori di miti.

Il brano omonimo infine, uno dei più noti in assoluto della band, è costruito partendo da un riff di chitarra acustica di Gilmour sul quale Waters, quasi bissando il tema dell’assenza e della mancanza di Syd Barrett, riesce a cucire un testo pieno d’amore e malinconia nei confronti dell’amico perduto.

Il disco, una volta pubblicato, sale subito ai vertici delle classifiche di mezzo mondo e vende in pochi giorni un’enorme quantità di copie, bissando il successo del precedente lavoro. Ad oggi si calcolano oltre 22 milioni di copie vendute.

Una menzione particolare va fatta per l’elaborazione grafica dell’album, realizzata dallo Studio Hipgnosis di Storm Thorgerson.

L’immagine di copertina prende ispirazione dall’idea che le persone tendono a nascondere i loro reali sentimenti per paura di rimanere scottati e si concretizza nell’immagine di due uomini d’affari che si stringono la mano mentre uno dei due prende fuoco.

Una stretta di mano tra due mani robotiche (quasi a simboleggiare un gesto vuoto e inutile) è raffigurata sulla label del disco e nell’adesivo posto sulla cover esterna.

Il retro copertina mostra invece un venditore (Floyd Salesman) senza volto, polsi e caviglie che rappresenta quindi un vestito vuoto, un involucro che vende la propria anima nel deserto.

Infine il disco viene confezionato e posto in vendita in una busta di cellophane nero, riflettendo così il tema dell’assenza anche per la copertina dell’album.

© 2019, Associazione Musicale Prog On. Riproduzione riservata.

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