Muore a Cardano al Campo (VA) a soli 47 anni Mia Martini. All’anagrafe era Domenica Rita Adriana Bertè), ed è stata una delle voci più significative e apprezzate del panorama musicale italiano.

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Gli esordi

La cantante, nata a Bagnara Calabra il 20 settembre 1947, iniziò la sua carriera appena sedicenne come “Mimì Bertè”, con l’etichetta di ragazzina yè yè. Il suoi primi successi furono “Il Magone” e “Ed ora che abbiamo litigato” del ’64, grazie anche a delle apparizioni in TV e in Radio.

Dopo questo iniziale successo, seguì un periodo di stasi, anche perché il cliché di ragazzina yè yè non sembrava più interessare il pubblico. In questo periodo Mimì, con la sorella Loredana e un ancora sconosciuto Renato Fiacchini (in seguito Renato Zero), cercarono di affermarsi come trio, ma i tempi non erano ancora maturi.

Dopo una breve e drammatica esperienza nel carcere di Tempio Pausania in Sardegna nel 1969 per detenzione di una minima quantità di erba, finalmente incontra il produttore discografico Alberigo Crocetta. Questi le suggerì di adottare uno pseudonimo (l’artista sceglierà Mia Martini), e le procurò un contratto con la RCA.

Mia Martini, Mimì

Iniziò da qui la nuova carriera di Mia Martini, che cambiò decisamente look rispetto agli esordi, e si fece interprete sofferta e intensa. Prova ne fu il brano “Padre davvero”, che trattava in maniera cruda il conflitto generazionale genitori-figli. Il suo primo album “Oltre la collina” del 1971 conteneva anche alcuni brani scritti da un giovanissimo e semi-sconosciuto Claudio Baglioni.

Nel 1972 passò alla casa discografica Ricordi e ottenne un grande successo commerciale con “Piccolo Uomo” (di Bruno Lauzi e Dario Baldan Bembo), che le valse il primo Disco d’Oro e la vittoria al Festivalbar. L’apice del successo lo raggiunse l’anno successivo con “Minuetto” (di Califano/Baldan Bembo), che oltre a farle vincere nuovamente il Festivalbar e il secondo Disco d’Oro, rimarrà la sua canzone più venduta in assoluto.

In questo periodo la fama di Mia Martini assurse a livello internazionale: la critica europea nel 1974 la nominò cantante dell’anno, e l’artista incise versioni dei suoi brani in francese, in tedesco e in spagnolo. Qualcuno in Francia la paragonò a Edith Piaf.

Dopo due anni di successi e altrettanti dischi però, terminò bruscamente e in maniera burrascosa il suo rapporto con la Ricordi, per alcune scelte dell’etichetta non condivise dalla cantante. Mia Martini vide penalizzata la sua autonomia e libertà artistica: la querelle finì in Tribunale: la cantante fu citata per inadempienza contrattuale e sarà costretta a pagare un’altissima penale.

Nel frattempo Mia Martini ritornò alla RCA attraverso l’etichetta satellite “Come il Vento”, con la quale incise due album di ottima fattura: “Che vuoi che sia… se t’ho aspettato tanto” (1976) e “Per amarti” (1977). Con quest’ultimo album inaugurò la collaborazione artistica con Ivano Fossati, che sfociò anche in una lunga e tormentata relazione sentimentale.

In questo periodo partecipò a un recital con Charles Aznavour, che debuttò con grande successo all’Olympia di Parigi, ma Mimì interruppe la tournée dopo solo un mese di repliche. Si concluse così anche il rapporto con la RCA.

Il nuovo album “Danza” fu pubblicato nel 1979 con la nuova etichetta Warner Bros, e includeva brani scritti esclusivamente dal compagno e collaboratore Fossati. Mimì fu costretta a sottoporsi a due delicati interventi per rimuovere dei noduli alle corde vocali che la costrinsero a oltre un anno di silenzio.

Gli anni Ottanta e il ritiro dalle scene

Terminata anche la relazione con Fossati, nel 1981 la cantante ritornò sulle scene con una timbrica un pò più roca ed incise un disco con la piccola etichetta DDD, intitolato semplicemente “Mimì”, nel quale compose anche buona parte dei brani.

Nel 1982 partecipò per la prima volta al Festival di Sanremo con il brano “E non finisce mica il cielo” scritto da Fossati, che le valse il Premio della Critica, istituito nell’occasione per lei, e che successivamente verrà poi rinominato in “Premio Mia Martini”.

Dopo un altro album nel 1983 “Quante volte… ho contato le stelle”, Mia Martini si ritirò dalle scene: alcune calunnie sul suo conto si fecero sempre più insistenti. Secondo le dicerie, la cantante poterebbe sfortuna. La stessa artista affermò in seguito:

«La mia vita era diventata impossibile. Qualsiasi cosa facessi era destinata a non avere alcun riscontro e tutte le porte mi si chiudevano in faccia. C’era gente che aveva paura di me, che rifiutava di partecipare a manifestazioni nelle quali avrei dovuto esserci anch’io. Mi ricordo che un manager mi scongiurò di non partecipare a un festival, perché con me nessuna casa discografica avrebbe mandato i propri artisti. Eravamo ormai arrivati all’assurdo, per cui decisi di ritirarmi.»

Nel lungo periodo di oblio, la cantante si ritirò nella campagna umbra, e si esibì saltuariamente solo in località di provincia.

Rinascita

Nel 1989 tornò al Festival di Sanremo grazie all’interessamento del discografico Gianni SanJust e dell’organizzatore Adriano Aragozzini. Il brano, composto anni prima da Bruno Lauzi e da Maurizio Fabrizio, sembrava scritto apposta per lei: “Almeno tu nell’universo”. Con un’interpretazione meravigliosa e toccante, Mia Martini si aggiudicherà nuovamente il Premio della Critica per la migliore interpretazione.

Cominciò così una nuova fase artistica per Mimì: tournée, nuovo album, e bissò la partecipazione a Sanremo con “La nevicata del ‘56”.

Nel 1992 partecipò ancora al Festival con il brano “Gli uomini non cambiano”, per il quale, inspiegabilmente, le assegnarono soltanto il secondo posto.

Recuperò anche il rapporto con la sorella Loredana, sempre caratterizzato da alti e bassi. Le due sorelle decisero di presentare insieme il brano “Stiamo come stiamo” al festival di Sanremo del 1993.

Nel 1994 incise il suo ultimo album “La musica che mi gira intorno”, con riletture di brani dei suoi autori preferiti.

La morte improvvisa

La morte arrivò improvvisa nel 1995 per un arresto cardiaco (secondo il referto della procura di Busto Arsizio). Mimì si trovava nel suo appartamento di Cardano al Campo, nel quale si era trasferita da poco per avvicinarsi al padre.

Le sorelle hanno sempre smentito l’ipotesi di suicidio ventilata nei giorni successivi al ritrovamento del cadavere. Anzi, ricordano Mimì particolarmente serena e soddisfatta nell’ultimo periodo della sua vita.

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