Fabrizio De André è considerato da molti il più grande cantautore italiano di tutti i tempi. È conosciuto anche con l’appellativo di Faber, che gli dette l’amico Paolo Villaggio, con riferimento alla sua predilezione per i pastelli e le matite della Faber-Castell, oltre che per l’assonanza con il suo nome.

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Insieme a Bruno Lauzi, Gino Paoli, Umberto Bindi e Luigi Tenco, De André è uno degli esponenti della cosiddetta “scuola genovese”, un nucleo di artisti che rinnovò profondamente la musica leggera italiana.

De André muore alle 2:30 dell’11 gennaio 1999, un mese prima di compiere 59 anni, per l’aggravarsi di una malattia diagnosticata non molto tempo prima. Ai funerali partecipa una folla di oltre diecimila persone, tra cui estimatori, amici ed esponenti dello spettacolo, della politica e della cultura.

«Io ho avuto per la prima volta il sospetto che quel funerale, di quel tipo, con quell’emozione, con quella partecipazione di tutti non l’avrei mai avuto e a lui l’avrei detto. Gli avrei detto: “Guarda che ho avuto invidia, per la prima volta, di un funerale”.»
(Paolo Villaggio – La Storia siamo noi – 4 gennaio 2007)

Nella bara sono stati messi un pacchetto di sigarette, una sciarpa del Genoa, sua squadra del cuore, alcuni biglietti, un naso da clown e un drappo blu.

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